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Attacco al cuore della Rete
La sentenza con cui il tribunale di Stoccolma ha condannato in primo
grado quattro animatori di Pirate Bay aggiunge un ulteriore tassello
alla tormentata controversia sul file sharing. Promosso nel 2003 da
un’organizzazione anticopyright, Pirate Bay è diventato rapidamente uno
dei maggiori siti di file sharing e in certi momenti ha totalizzato
oltre metà del traffico complessivo della tecnologia Torrent su cui si
basa. La crescita degli utenti è stata altrettanto ampia e nel febbraio
2009 il sito dichiarava una punta di 23 milioni di utenti connessi
contemporaneamente.
Nonostante l'attenzione da cui era circondato il processo e l'ampio
dibattito suscitato in rete, gli effetti pratici della sentenza sono
modesti. Intanto, trattandosi di un verdetto di primo grado, il sito
resterà aperto. Inoltre, dopo il sequestro dei server avvenuto nel 2006
da parte delle autorità svedesi, Pirate Bay ha adottato un'architettura
decentrata per cui anche nel caso di chiusura di un server il servizio è
in grado di ripartire in pochi minuti.
Le case discografiche e cinematografiche che si sono associate alla
causa, e che hanno ricevuto un modesto risarcimento dei danni, sono
soddisfatte della sentenza soprattutto perché, se confermata, potrebbe
rafforzare il principio che la copia di materiale coperto da copyright
vada comunque considerata un'illegalità. Difficilmente comunque
l'attività di file sharing potrà essere arginata e il precedente di una
corte svedese non avrà valore in un altro stato. Quando nel luglio 2001
dopo un famoso processo Napster venne chiuso, sorsero diversi programmi
peer to peer per la condivisione dei file, tra cui Morpheus o Kazaa che
hanno in poco tempo superato gli utenti di Napster.
Anche dal punto di vista legale questo caso presenta novità
interessanti. Storicamente il riferimento normativo a cui si sono
appellati i produttori di tecnologie utilizzate per copie non
autorizzate era il caso Betamax. Quando la Sony nel 1975 lanciò il
videoregistratore, le case cinematografiche, in particolare Universal e
Disney chiesero di vietarne la vendita. Il caso arrivò nel 1984 alla
Corte suprema la quale stabilì che una società non poteva essere
ritenuta responsabile per aver creato una tecnologia. Nel sistema
anglosassone basato sui precedenti questa decisione ha consentito a
molte altre tecnologie, tra cui personal computer, masterizzatori e
fotocopiatrici, di resistere agli attacchi dei proprietari dei
contenuti.
Pirate Bay funziona fornendo i link a siti e computer in cui i suoi
utenti trovano il materiale da scambiare e copiare. Un'attività che,
secondo i promotori del sito, è analoga a quella svolta dai motori di
ricerca. Per cui, nel caso la condanna fosse confermata, sarebbe uno
degli strumenti al cuore della rete ad essere messo in discussione.
Col tempo emergerà una soluzione di compromesso in grado di garantire ai
produttori di contenuti forme di remunerazione, magari organizzate
diversamente dal passato. Una soluzione che mantenga attrattivi gli
investimenti per realizzare i contenuti, ma che allo stesso tempo non
ingessi l'evoluzione tecnologica e le innovazioni che Internet è in
grado di attivare.
Marco Gambaro
Docente di Economia della comunicazione all’Università di Milano
Commenti
Vincenzo
Sono pronto a tutto anche manifestare sotto la sede del parlamento
europeo, la rete deve, dico "deve" rimanere libera. E' rimasta
l'unica forma di comunicazione neutrale, ora vogliono mettere le mani
pure sul web. Secondo me, stanno soffiando sul fuoco... a buon
intenditore poche parole.....
Soulista
Tecnicamente The Pirate Bay non fa niente di diverso da Google. non ho in mano gli
atti, nè la sentenza, ma mi pare che il giudice sia stato fazioso ed
abbia voluto punire il ruolo "filosofico" di Piratebay che con grande
impudenza si permette di ridere in faccia ai grandi dell'industria
discografica.
Se questa sentenza passasse definitivamente si potrebbe denunciare tutto
e tutti e spegnere l'internet.
Anon
ma Google nessuno la può toccare. Se solo volesse comprerebbe il mondo
smemobox
- Scritto da: soulista
>
Tecnicamente The Pirate Bay non fa niente di diverso da Google. non ho in mano gli
atti, nè la sentenza, ma mi pare che il giudice sia stato fazioso ed
abbia voluto punire il ruolo "filosofico" di Piratebay che con grande
impudenza si permette di ridere in faccia ai grandi dell'industria
discografica. Se questa sentenza passasse definitivamente si potrebbe
denunciare tutto e tutti e spegnere l'internet.
Sentenza SHOCK.
Ma ho paura che in appello questa sentenza possa non reggere. E che
questo giudice sia un po' un fallito.
Venerando On the Net
Se un industria automobilistica costruisce una nuova macchina fà una
volta il progetto che magari costa molto, poi per ogni macchina che
produce deve sopportare un costo fisso e questo può anche giustificare
il prezzo pagato.
L'industria dei contenuti produce una volta sopportando il costo del
progetto e poi rivende milioni di volte sopportando costi per copia
irrisori.
In generale deve valere la regola che in ogni commercio ci deve essere
un utile ragionevole. Una volta recuperato l'investimento iniziale e
ottenuto un ragionevole profitto il contenuto deve essere liberamente e
grauitamente fruibile da tutti.
Nel campo finanziario un utile enorme si chiama usura.
La stessa cosa nel campo dei contenuti immateriali come la chiamiamo?
Non è difficile capire perchè è Bill Gates e non il maggiore azionista
di general motor il più ricco del mondo.
E' facile diventarlo vendendo a peso d'oro una cosa che viene replicata
a un costo irrisorio.
pippo75
> Non è difficile capire perchè è Bill Gates e non il maggiore azionista
di general motor il più ricco del mondo.
Perchè allora non aprono tutti una ditta come ha fatto Gates?
Dopo tutto è facile diventare ricchi in questo modo.
afiorillo
Appunto. Il ragionamento non sta proprio in piedi, cosa si intende per
"contenuti"? Un programma software costa quel che costa se uno intende
acquistarlo per utilizzarlo: se uno lo scarica per riempire l'hard disk
di disinstallazioni a metà, qualsiasi costo sarebbe esoso.
Così con la musica: nessuno sano di mente avrebbe un milione di MP3 in
linea, c'è qualcosa che non va. In questi casi, anche se un CD costasse
dieci centesimi, sarebbe troppo.
E così via.
Chi dice "i contenuti costano troppo" prescinde dal fatto che essi sono
un bene di consumo come lo è un frigorifero e si adagia sul fatto che è
possibile duplicarseli in casa (cosa che col frigo è un po' più
difficile). Qui è il nodo: la possibilità fisica di accedere ad un bene
di consumo aggirando i canali di distribuzione e vendita regolari. Se
questa possibilità fosse data per gli penumatici, gli pneumatici
sarebbero piratati come e più degli MP3. E non sono certo "contenuti".
Quindi, non prendiamoci in giro giocando sui termini e facendo finta di
avere dei diritti lesi. Almeno scarichiamoci i nostri MP3 stando zitti,
con un minimo di decenza.
- Scritto da: pippo75
> Non è difficile capire perchè è Bill Gates e non il maggiore azionista
di general motor il più ricco del mondo. Perchè allora non aprono tutti
una ditta come ha fatto Gates? Dopo tutto è facile diventare ricchi in
questo modo.
Kuromi & Baku
Perché Gates è arrivato per primo, inserendo i suoi viscidi tentacoli in
ogni istituzione e stroncando sul nascere ogni possibile concorrenza.
Mai sentito parlare di monopolio e abuso di posizione dominante?
Ken Shiro
L'italia nn vede l'ora d adottare l'anticostituzionale sistema francese
continuando cosi internet non sara piu libero...
Lunobi
Secondo Le Monde, questa sentenza ha prodotto un'impennata di consensi
per il Partito Pirata, che si avvia a vincere le europee con oltre il
20% di consensi
http://linguaditerra.blogspot.com/2009/04/pirati-galera-o-parlamento.html
Pax
Ma con silvio alla dittatura mediatica e i filtraggi di informazioni...
Guarda il tg1 o fidati di fede...auguri. Davvero.
lellykelly
se sono li è colpa di tutti, soprattutto di chi non li ha voluti
Zio Pino
La rete è nata libera... ... e libera rimarrà. La storia di Internet ci
insegna che ogni volta che viene preso un provvedimento per proteggere i
diritti d'autore, subito c'è una contromossa in una direzione non
calcolata. Le idee sono infinite e non serve rincorrerle, anzi se le
regole sono troppo restrittive spesso causano problemi anche a chi paga
regolarmente i contenuti (vedi DRM audio e altre protezioni DVD che a
volte non fanno funzionare i players). Tutto questo a dove porta? A
niente, se non che ogni tanto paga il "Pantalone" di turno che capita a
caso nel momento in cui si vuol dimostrare potere. Ma le leggi vengono
fatte da coloro che il popolo vota come sua stessa rappresentanza ed
estensione e servono per regolamentare la vita pubblica; siamo proprio
sicuri che il popolo voglia leggi di questo genere che privilegiano
spudoratamente una categoria così poco numerosa e rappresentativa sulle
spalle di tutti gli utenti di internet? Allora facciamo pagare anche chi
sta leggendo questa discussione perchè è una cosa che ho scritto io e
potrei pretendere un diritto d'autore!!! Ma dove andremo a finire? La
rete ha cambiato il modo di vivere e chi non l'ha capito è retrogrado;
tanto al cinema per vedre i film che ci piacciono ci andiamo comunque e
la musica la seguiamo ai concerti, per la radio, ecc.. Se si toglie la
possibilità ad una persona di scaricarla, questa ne fa semplicemente a
meno, perchè chi la scarica non ha il desiderio di possederla poichè
fondalmentalmente interessa poco. Se una cosa piace tanto tanto si vuole
l'originale, anche se la copia sarebbe gratis! Se si prosegue su questa
linea si ingaggeranno delle battaglie tra hacker e siti istituzionali,
andando a sfavore di tutti in modo indiscriminato.... Mi spiace per i
gestori di Pirate Bay che si trovano in un perverso meccanismo più
grande di loro....
Tratto in parte da punto informatico.it e modificato da Roberto Molinari
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