Perchè c'è crisi?
di Roberto Molinari
Da quello che si sente dire, sia dai giornali che dalla
televisione e dai governi, è difficile comprendere il perchè di questa bella
crisi economica che stiamo attraversando. Si ha l'impressione che "tacciano" i
veri motivi, che non vogliano spiegarne le cause reali. Quando ne discutono, lo
fanno usando termini che ai più risultano incomprensibili. Non si capisce
assolutamente niente! Spread, Btp, Bond, Bot, CZT, ecc. Poi ci sono queste
agenzie o associazioni di Rating, cioè di valutazione, che valutano se un intero
paese è più o meno solvibile. Ma su che basi riescono a sputare le loro
sentenze? Con quali strumenti? Chi sono Standard & Poor's, Moody's e Fitch, in
definitiva? I padroni del mondo? Di quello finanziario certamente lo sono!
Scrive Fabio Pavesi sul sole24ore:
"I fondi Usa i veri padroni"
"Già, e qui viene il punto. Chi comanda in Moody's e le sue consorelle? Chi sono
i padroni dei padroni dell'universo? A parte l'europea Fitch che ha due
azionisti di peso come il gruppo francese Fimalac e il gruppo editoriale Hearst,
le altre due sorelle sono di tutti e di nessuno. Vere e proprie public company.
In S&P c'è un azionista forte, cioé la McGraw-Hill, ma il resto dell'azionariato
è diffuso come del resto in Moody's. E qui arriva la sorpresa.
Che ci fa Buffett in Moody's?
Il primo azionista di Moody's, con il 13,4% del capitale, risultava a fine
dicembre del 2009 secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha
con il suo fondo Berkshire Hathaway. Al secondo posto con il 10,5% ecco
comparire Fidelity uno dei più grandi gestori di fondi del mondo. E poi è un
florilegio di gente che di mestiere compra e vende titoli: si va da State Street
a BlackRock a Vanguard a Invesco a Morgan Stanley Investment. Insomma i più
grandi gestori di fondi a livello mondiale sono azionisti di Moody's. E guarda
caso lo stesso copione si riproduce in Standard&Poor's: ecco nell'azionariato
comparire in evidenza, a fine 2009, i nomi di Blackrock, Fidelity, Vanguard. Gli
stessi nomi. Il che pone una domanda. Che ci fanno gestori di fondi nel capitale
di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore
compra e vende? La prima risposta è semplice: si sta lì perché si guadagna e
perché i fondi in America sono da sempre gli investitori istituzionali per
eccellenza. La seconda è più maliziosa, ma indotta da questa strana presenza.
Stare nel capitale di chi determina i destini di una miriade di società magari è
utile per avere accesso a informazioni privilegiate. Se so che un'emissione
verrà bocciata, vendo prima che sia resa pubblica. Certo è un'illazione, ed è
vero che esistono i muri cinesi. Ma quei muri sono stati oltrepassati tante di
quelle volte che un filo di sospetto rimane".
La speculazione, spesso dipinta come la causa di tutti i problemi finanziari,
non è mai irrazionale, colpisce dove sa di poter trarre vantaggi, dove spera di
guadagnare, anticipando comportamenti del mercato, assumendo posizioni
vantaggiose, inseguendo profitti.
Si ha la sensazione che ci vogliono mantenere ignoranti perché se non capiamo le
cause della crisi non capiamo nemmeno come si può uscirne e possono continuare a
prenderci in giro. Riteniamo che la crisi sia il frutto di trent’anni di
politiche neoliberiste basate sulla precarietà, la riduzione dei salari, delle
pensioni e del taglio della spesa sociale, che sta andando avanti da quasi
trent’anni in tutti i paesi occidentali. Meno soldi la gente ha in tasca, meno
spende. Se i lavoratori e i pensionati non spendono, le industrie non riescono a
vendere le merci che producono e mettono in cassa integrazione o licenziano.
Quei lavoratori a loro volta spendono ancora meno e la crisi si aggrava. Le
imprese, per battere la concorrenza, hanno de localizzato in paesi dove il
lavoro costa meno e mettono in Cassa Integrazione in Italia. Però i lavoratori
con bassi salari non hanno i soldi per comprare le merci che producono e così le
aziende cercano di vendere le loro merci nei paesi occidentali, dove però sempre
più gente ha perso il posto di lavoro e si riduce il potere d’acquisto. In
questo modo le aziende si fanno concorrenza sul costo del lavoro in un mercato
che si restringe sempre più e aggravano la crisi.
Negli Stati Uniti per sostenere i consumi nonostante i bassi salari, le
finanziarie, negli anni scorsi, hanno cominciato a fare prestiti ai poveri: per
la casa, per l’acquisto della macchina, etc. Dopo un po’ i poveri non hanno più
pagato le rate dei mutui della casa e così nel 2008 sono fallite le prime
finanziarie immobiliari. Il fallimento di poche finanziarie ha cominciato a far
fallire a catena altre banche perché in questi anni, seguendo le politiche
neoliberiste, i governanti dei vari paesi hanno tolto ogni regola al mercato
finanziario. Ad esempio le Banche possono investire anche 30 volte il denaro che
hanno in deposito. Inoltre hanno trasformato il mercato in una specie di
complicata lotteria, vendendo titoli finanziari sempre più complessi per cui la
perdita di un milione da parte di un titolo, può portare alla perdita di un
miliardo per chi possiede un prodotto finanziario “derivato”. Così come nella
fase di crescita questo meccanismo speculativo ha permesso l’accumularsi di
grandi ricchezze, nella fase di caduta, lo stesso meccanismo determina
l’accumularsi di perdite enormi, che i privati non hanno i soldi per ripagare.
In un mercato finanziario costruito volutamente sulla speculazione, il
fallimento di uno determina il fallimento di decine di altri. A quel punto vari
stati hanno cominciato ad intervenire per salvare il sistema bancario privato.
Dal 2008 ad oggi gli stati complessivamente hanno speso 12.000 (dodicimila)
miliardi di Dollari per salvare le banche private. Non sono soldi di qualcun
altro: sono soldi vostri, sono le vostre tasse. Questa spesa ha gonfiato i
debiti pubblici di tutti gli stati. Si badi, i “Debiti sovrani” non sono
gonfiati a causa della spesa sociale (che è in calo) ma degli aiuti che gli
stati hanno dato alle Banche private, per non farle fallire. Qualcuno ha
chiamato questo il socialismo per soli ricchi.
La crisi è quindi frutto della deregulation dei mercati finanziari, della
precarietà del lavoro e della compressione dei salari, delle pensioni e della
spesa sociale. Della vittoria dei capitalisti, della folle concentrazione di
ricchezze nelle mani di pochi. Per uscire dalla crisi, al contrario di cosa
propongono Berlusconi e gli altri governi europei, è necessario regolamentare i
mercati finanziari, fare politiche pubbliche di riconversione ambientale
dell’economia e sostenere il potere d’acquisto delle popolazioni attraverso la
redistribuzione del reddito dall’alto in basso, lo sviluppo del welfare, il
reddito sociale ai disoccupati.
Share
|
|
Avanti
avvenire
avvenire
Corriere Lavoro Corriere Salute
Corriere Telematico
Cronache del Mezzogiorno
Diario della Settimana
Dolomiten
Dolomiten Athesia
Donna Moderna
Famiglia Cristiana
Gambero Rosso
Gazzetta del Sud
Gazzetta dello Sport
Giornale di Calabria
Giornale di Lecco
Giornale di Sicilia
Il Giorno
Il Centro (Abruzzo)
Il Cittadino di Lodi
Il Corriere della Sera
Il Corriere di Como
Il Foglio (Giuliano Ferrara)
Il Gazzettino Veneto
Il Manifesto(Roma)
Il Mattino Online (Naples)
Il Mattino di Padova (Padua)
Il Messaggero di Roma
Il Mondo
Il Piccolo di Trieste
Il Punto Informtico
Il Quotidiano di Catanzaro
Il Resto del Carlino Bologna
Il Secolo XIX
Il Sole 24 Ore Milano
Il Tempo (Roma)
Il Tirreno Toscana Grosseto
Il Popolo
Internazionale
InforMare
Internet News
L'Avvenire
L'Azione L'Eco di Bergamo
L'Espresso
L'Unione Sarda
L'Unita
La Gazzetta dello Sport
La Gazzetta di Parma
La Gazzetta di Mantova
La Gazzetta di Modena
La Gazzetta di Reggio
Il Giornale De Vicenza
La Nazione (Firenze)
La Nuova Ferrara
La Nuova Sardegna
La Nuova Venezia
La Padania
La Provincia Pavese
La Repubblica
La Stampa
La Tribuna di Treviso
Messaggero Veneto
Milano Finanza
Evoluzione Internet (Beta)
Panorama
Quattroruote
Taranto Sera
Home |
Esteri
Invia questa pagina
ad un amico
|