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Due mine in Parlamento
di Marco Calamari -
Punto Informatico
Il
progetto di
legge Carlucci e il progetto di
legge Barbareschi, due proposte in attesa di essere esaminate.
Una prospettiva e un invito alla lettura
In questi tempi complicati molti hanno dimenticato l'esistenza di
due progetti di legge attualmente fermi nelle commissioni
parlamentari della Camera dei Deputati.
Male, perché di uno di questi molto si era parlato prima
dell'estate, sia su
queste pagine che ai Big
Brother Awards.
Questi progetti di legge, "motivati" dalla crisi del settore
audiovideo la cui responsabilità viene a priori assegnata ai
"pirati" (e non ad esempio a contenuti cari e di bassa qualità o
alla crisi economica), sono come mine silenziose ma pronte ad
esplodere, perfettamente attive e pericolosissime. La loro
importanza merita un approfondimento sui possibili effetti di una
loro approvazione sulla Rete e sui diritti civili, approfondimento
in cui cercherò di tener ben separati i fatti dalle opinioni.
Il primo di questi progetti di legge è il n.
2195 dell'11 febbraio 2009 "Disposizioni per assicurare la
tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per
l'istituzione di un apposito comitato presso l'Autorità per le
garanzie nelle comunicazioni", d'iniziativa dell'onorevole
Gabriella Carlucci. Questo progetto di legge è stato
sostanzialmente modificato rispetto alle bozze circolate sulla
stampa. Il suo punto centrale è stato aggiunto solo nell'ultima
versione, e riguarda la costituzione di un "comitato per la
regolamentazione della Rete".
Tale comitato è praticamente identico a quello previsto dalla legge
francese HADOPI.
Trattandosi di un comitato indipendente all'interno di una
preesistente autorità pure indipendente, avrebbe la possibilità di
"regolamentare" la Rete senza sostanzialmente dover rendere conto a
nessuno. Considerando che in Italia esiste già un sistema
tecnologico di censura della Rete, attualmente all'opera solo sul
contrasto alla pedopornografia e sul mantenimento del monopolio
statale del gioco d'azzardo, questo comitato potrebbe utilizzare il
sistema già esistente per imporre, al di fuori di ogni controllo
democratico, qualsiasi tipo di censura della Rete, anche superiore a
quello attualmente implementato da Cina o Iran.
Il progetto di legge 2195 si trova attualmente assegnato alla
Commissione Trasporti, e si parla di una sua discussione all'inizio
dell'anno prossimo. La sua pericolosità per il futuro della Rete
come la conosciamo oggi è estrema.
La seconda proposta di legge è la n.2188
del (ma guarda) 11 febbraio 2009 "Disposizioni concernenti la
diffusione telematica delle opere dell'ingegno e delega al Governo
per la disciplina dell'istituzione di piattaforme telematiche
nazionali", d'iniziativa dell'onorevole Luca Barbareschi. Questo
progetto di legge ricalca quello che era stato attribuito a SIAE. In
poche parole impegna il Governo a legiferare tramite decreto legge
entro 18 mesi, per attuare una protezione del diritto d'autore,
prevedendo tra l'altro:
- responsabilità e sanzioni civili e penali nei confronti degli
internet provider;
- l'attribuzione di specifici profili di diretta responsabilità
civile, amministrativa e penale all'operato dei prestatori di
servizi della società dell'informazione;
- poteri specifici a Governo e forze di polizia per la tutela
dell'ordine pubblico e (sic) del buon costume;
- l'attribuzione di specifiche funzioni alla Società italiana degli
autori ed editori (SIAE) in ordine alla gestione dei corrispondenti
diritti d'autore e dei relativi diritti di utilizzazione economica.
Il cardine di questo progetto di legge è rappresentato dal fatto di
costituire un'autorizzazione "in bianco" al Governo a legiferare
tramite decreto su un tema delicato sul quale, a stretti termini di
legge, non potrebbe; il Governo infatti può legiferare con decreti
legge solo quando sussistano i requisiti di urgenza, non per quanto
riguarda questioni ordinarie. Perché possa ha bisogno
dell'"autorizzazione" (meglio "abdicazione") del Parlamento, e
questo è proprio lo scopo del progetto di legge n.2188.
Tra l'altro la materia in questione, il diritto d'autore, è
questione complessa e da anni in discussione in tutto il mondo alla
ricerca di un bilanciamento di interessi tra tutte le parti in
causa: il progetto di legge delegherebbe il Governo in maniera
estremamente generica, lasciando quindi una discrezionalità
praticamente totale che permetterebbe ad esempio di imporre una
HADOPI o anche una super-HADOPI.
Il progetto di legge dovrebbe essere discusso in Commissione Cultura
intorno alla metà di novembre, e quindi qualsiasi azione volta a
impedirne la presentazione o modificarne il testo è estremamente
urgente.
È necessaria una grande attenzione sull'iter di questi progetti di
legge da parte sia dei cittadini che dei parlamentari a cui prema la
difesa della Rete e dei diritti civili come garantiti dalla
Costituzione Italiana.
Un inizio, praticabile da chiunque, potrebbe consistere nella
lettura dei (brevissimi) progetti di legge, facilmente scaricabili
in formato PDF dal sito della Camera dei Deputati tramite i link
precedenti: questo permetterebbe a ciascuno di farsi la propria idea
su ambiti e scopi dei progetti di legge e magari di parlarne con
l'onorevole più raggiungibile perché si attivi su questi problemi.
"Conoscere per partecipare; conoscere per deliberare".
Marco Calamari
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Mentre Berlusconi va a mignotte
l'Italia va a puttane.
Scrive Giuseppe D’Avanzo oggi, su
Repubblica: Berlusconi non è una delle cause del collasso politico in
Italia, bensì uno dei prodotti. E allora sorge, legittima e pungente, la
domanda: di quanto altro è, il prodotto? Non condividere l’operato e le
scelte berlusconiane non significa necessariamente allinearsi alla schiera
degli anti-berlusconiani in toto: possiamo giudicare la sua politica e i
suoi contesti secondo categorie critiche, senza votarci per forza al
disprezzo disgustato della sua figura. Detto questo, eccoci l’Italia di oggi
ventiquattro giugno duemilanove: non fa troppo caldo, e reduci da
consultazioni sbiadite da astensionismi e quorum mancati si lavora, e si va
al mare. Il premier è sulle prime pagine di tutti i giornali esteri, non su
quelli italiani: un silenzio (sbigottito?) avvolge un’opinione pubblica che
non è mai stata tanto vessata e accusata. Noemi che compie diciott’anni,
frequentazioni dubbie, escort e colorati giardini sardi, foto scattate e
pubblicate nella non troppo lontana Spagna, intercettazioni, ammissioni,
dati di fatto: Silvio Berlusconi, forse, non è mai stato tanto vicino alla
definitiva caduta, personale e politica. Che, parlando di lui, non possono
che coincidere. Ciò che raccapriccia il cittadino pensante e libero sono,
essenzialmente, due cose. Primo: forse si è davvero arrivati a un punto di
non ritorno, e ben venga, forse finalmente la fanghiglia esplosiva in cui si
dibatte il Paese detonerà una volta per tutte e si potrà tornare a respirare
aria pulita; però come, ci siamo arrivati. Siamo un’Italia che ingoia
comportamenti anti-costituzionali, soppressioni di libertà di stampa,
delegittimazioni dei poteri legislativi, leggi ad personam e corruzione? Sì.
Siamo capaci di chiudere gli occhi allo stesso modo davanti a variopinti
scenari che ci mostrano un Presidente del Consiglio che s’intrattiene
allegramente con minorenni e prostitute? No. Per cui: di cosa c’importa
davvero? Qual è la decenza cui teniamo? Non, a quanto pare, la decenza del
senso dello Stato. Sì, invece, quella del privato che si fa indecenza
pubblica, e disgusta trasversalmente una società intera. La seconda cosa che
sgomenta il cittadino pensante è il disarmante comportamento di Berlusconi
davanti a tutto questo. In un altro Paese europeo, il premier avrebbe già
dato le dimissioni. E invece Silvio Berlusconi s’indigna e accusa stampa e
magistratura e avversari politici di un fantomatico complotto, mortificando
(perché sì, questa è una mortificazione) l’intelligenza dei suoi
concittadini, ritenendoli – a quanto pare – troppo stupidi per capire ciò
che è accaduto. Non da ultimo, ritiene che basti una patinatissima
intervista concessa a un giornale di gossip, Chi, per ripulire immagine e
autorità. Ora. Ora guarderemo le evoluzioni di questo groviglio,
pefettamente italiano, di cattiva politica, soldi e sesso, aspetteremo di
vedere fino a che punto l’Italia potrà crogiolarsi in questa melma. Perché
melma è, e bisogna dirlo ad alta voce. In questo giugno fresco di vento e
abbozzi d’estate, nessuno vorrebbe vederci così: ma siamo, ormai, così. Le
colpe esistono, e dovranno essere assegnate, senza buonismo gratuito, e
l’Italia forse dovrà implodere davvero, per lavare via le tracce di ciò che
le è stato fatto. Abbiamo perso il senso dello Stato, abbiamo distorto la
vera natura della politica, della partecipazione civica: siamo diventati un
popolo stanco e pessimista, e Silvio Berlusconi dovrebbe avere
l’intelligenza umana e civile di ritirarsi prima che davvero l’Italia perda
ogni barlume di credibilità. Intanto, se vogliamo, facciamo tutti una bella
cosa: facciamoci tatuare sulla faccia cinquantasei stelline, come quella
ragazza belga, Kimberly Vlaemink, e poi accusiamo il tatuatore di avercene
fatte ben cinquantatrè in più. Poi ammettiamo di aver mentito, e tutto per
paura della reazione dei nostri genitori. Vedremo se qualcuno, tra i vari
Berlusconi e soci, avrà mai paura della nostra reazione, una volta ammesso
di aver macchiato così tanto l’Italia per volontà propria, e non per pessimi
scherzi di qualche capro espiatorio scelto con cura e cinismo. La battuta
che gira in questi giorni, amarissima, è questa: mentre il premier va a
mignotte, l’Italia continua ad andare a puttane. Mai senso dell’umorismo fu
più tristemente realista.
Rispondi a
Giuseppe D'Avanzo |Dì
la tua
Trisoglio Claudio - Pforzheim
In risposta a Giuseppe D'Avanzo
Pochi italiani sono al corrente della vera storia di berlusconi. Perche le
varie forze di opposizione non si uniscono e fanno una campagna per
informare i cittadini, invece di cercare dialogo e cretinate varie? In
fondo, da quello che ho letto in una famosa riunione con i suoi
collaboratori,
disse, "o andiamo tutti in galera o facciamo politica" tradotto: "ci
facciamo un paio di leggi ad personam e ci salviamo" e cosi hanno fatto.
Rispondi a
Trisoglio Claudio |
Esprimi la tua opinione.
Roberto Molinari
Caro Trisoglio, ti rispondo io: anche tu sei di quelli che non hanno capito che su internet
non si possono più dichiarare cose non veritiere. Se ciò che affermi è vero,
"DEVI" citare la fonte! Devi dire DOVE l'hai letto! Se non lo sai o non lo
ricordi, ASTIENITI dall'affermarlo: non ti si può credere sulla parola. Potresti
anche essere un troll dell'estrema sinistra, o chiunque altro, pagato per
diffondere spazzatura, capisci?
Rispondi a
Roberto Molinari |
Esprimi la tua opinione.
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