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La
mafia si aggiorna
I criminali
abbandonano il telefono per internet. Comunicazioni blindate da un
meccanismo legale invulnerabile. I boss si parlano su Skype e
intercettarli è impossibile
di Marmo Mensurati e Fabio Tonacci
"...Di quei due chili ne parliamo
poi, su Skype". Eccola qui la frase simbolo dell'ultima emergenza
della giustizia italiana. È stata intercettata due mesi fa dagli
uomini della Guardia di finanza di Milano. Al telefono un
trafficante di cocaina invita il complice a continuare quella
comunicazione usando il software che permette di parlare via
Internet. Proprio come ormai da settimane stanno facendo mafiosi,
trafficanti di armi e di droga, sfruttatori della prostituzione e
piccoli criminali in tutto il paese. Perché le comunicazioni fatte
tra due pc attraverso Skype non possono essere in alcun modo
intercettate dalla polizia, blindate da uno dei software più
misteriosi che ci siano sulla rete e da un meccanismo legale
invulnerabile. Per capirsi: se Moggi l'avesse saputo, Calciopoli non
ci sarebbe stata.
Proprietà della Skype Limited (gruppo eBay), questo programma
utilizzato da 400 milioni di utenti nel mondo è uno dei principali
ostacoli contro cui si stanno schiantando molte indagini penali,
anche di primo piano. "Durante la comunicazione - spiega un tecnico
che collabora assiduamente con la procura di Milano - Skype
trasforma la voce di chi parla in tanti pacchetti di dati digitali
che viaggiano in rete. I dati però vengono criptati in base a un
algoritmo segretissimo inventato dai programmatori di Skype. Non
solo. La procedura di autenticazione da parte degli utenti è
invulnerabile, perché il software genera password monouso temporanee
ogni volta che si avvia una comunicazione. Ciò rende impossibile
agli investigatori ogni tentativo di intercettazione. Skype è
riuscita a portare il proprio sistema di sicurezza a livelli
militari, assolutamente lontani da quelli degli altri software
creati per fare telefonate attraverso Internet, come Eutelia o
Ehiweb".
Della conversazione nemmeno rimane traccia sui tabulati: le chiamate
su Skype sono invisibili, non si può sapere né quando né dove
vengono fatte.
Anni fa, appena intuito il pericolo per le indagini, la prima
reazione degli inquirenti fu quella di tenere tutto sotto silenzio.
"Per non avvertire la malavita di un'occasione storica senza
precedenti". Ma nel giro di poco tempo, la malavita se ne è accorta,
eccome. E adesso, mentre la politica snobba del tutto il problema
concentrandosi solo sulle intercettazioni telefoniche di tipo
tradizionale, si susseguono negli uffici della Direzione
investigativa antimafia riunioni su riunioni per individuare una via
di uscita.
Il primo tentativo è stato quello di chiedere la collaborazione di
Skype. Ma l'azienda si rifugia dietro una solida motivazione
giuridica: ha sede legale in Lussemburgo e quindi non è soggetta
alla normativa italiana del Codice di Comunicazione quella, per
capirsi, che "costringe", su ordine della magistratura, gli
operatori a violare la segretezza delle comunicazioni tra due
privati cittadini.
Interrogata direttamente sulla questione, Skype non dimostra in
effetti particolare collaboratività. "In considerazione dei risvolti
legali del tema e non possiamo rispondere alle vostre domande"
scrive a Repubblica Gennaro Nastri, senior account manager
dell'azienda, che poi chiude con la formula classica: "La società
attualmente coopera con le forze di polizia e le autorità
giudiziarie per quanto è legalmente e tecnicamente possibile".
Di questa collaborazione, nelle riunioni e nei continui scambi
epistolari con gli inquirenti, non c'è però traccia. Tanto che più
volte è stata percorsa la via della rogatoria internazionale. "Una
strada impervia - spiega Stefano Aterno, docente di informatica
forense e criminologia informatica all'università la Sapienza di
Roma - capita spesso che Skype dica di non essere in grado o di non
voler mettere a disposizione la tecnologia necessaria a decrittare
le conversazioni. E il tutto si risolve in una grande perdita di
tempo".
Gli investigatori stanno allora provando ad arginare il fenomeno in
un altro modo: con le intercettazioni ambientali. Individuando cioè
i terminali attraverso cui i criminali si scambieranno le
informazioni e mettendo le microspie nelle attrezzature (cuffie,
microfoni, tastiere). Un sistema rudimentale che di fatto sposta
indietro lo stato dell'arte delle intercettazioni di alcuni decenni,
quando per controllare un'utenza occorrevano alcuni giorni e
attrezzature molto costose.
Il problema, però, è che non sempre è possibile individuare il pc
attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni
sensibili, anche perché si può accedere a Skype da un qualunque
Internet Point e perché il software funziona anche sui telefonini di
ultima generazione.
"E non è ancora stato considerato il più grande profilo di allarme -
sorride l'avvocato Aterno - E cioè quello legato alla diffusione e
alla duttilità della tecnologia Voip, su cui si basano le telefonate
on line". Anche se qualcuno riuscisse a convincere Skype a
collaborare con gli investigatori, nessuno può impedire ad altri di
creare e diffondere sul web uno Skype 2.0. Un po' come è accaduto
anni fa con i siti di peer to peer per lo scambio di musica tra
utenti in rete.
Fonte: La repubblica
Da anonimo
...come sopra citato sarà dura venirne a capo, una
soluzione potrebbe essere un ricattino dalle autorità a Skype,
che al rifiuto della loro collaborazione, ci potranno essere dei
problemi sul buon funzionamento di skype in italia.
D'altro canto morto un papa se ne fà un'altro, la mafia
troverebbe senz'altro un'altro modo, solo questione di tempo ed
avvento di nuove tecnologie. By by
Maurizio F. da Milano
Anche la NSA vuole intercettare skype
La National Security Agency vuole un orecchio che ascolti le
telefonate Skype. È quanto si vocifera nel settore delle
industrie specializzate in sicurezza: una fonte interna al
comparto industriale ha rivelato che l’agenzia statunitense
starebbe offrendo alcuni miliardi (sì, “miliardi”) di dollari a
chiunque riesca a produrre un software in grado di decodificare
le telefonate su Skype, in modo da renderne possibili le
intercettazioni.
Per quanto siano in molti a credere che la sicurezza “through
obscurity” non sia un buon metodo per salvaguardare la cifratura
delle telefonate, la penetrazione all’interno del network
peer-to-peer che veicola le chiamate di Skype potrebbe non
essere così facile, soprattutto perché il software VOIP, ora
proprietà di eBay, aggiorna il suo sistema di protezione ad ogni
rilascio del software.
Proprio per questo NSA sarebbe pronta a pagare fior di quattrini
a chiunque le permetta di avere una backdoor all’interno del più
diffuso network VoIP del pianeta. Un’offerta che potrebbe
allettare perfino eBay, particolarmente vogliosa di usare Skype
per fare un po’ di cassa.
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