Ponte sullo stretto di Messina, Berlusconi e il ponte, commenti, opinioni


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Berlusconi e il ponte
Quei 250 milioni spesi per il ponte di Messina (che non si farà più)
Fonte: Corriere.it

26 giugno 2011
«Costruiremo il ponte di Messina, così se uno ha un grande amore dall’altra parte dello Stretto, potrà andarci anche alle quattro di notte, senza aspettare i traghetti…» Da quando Silvio Berlusconi ha pronunciato queste parole, era l’8 maggio 2005, sono trascorsi sei anni, e gli amanti siciliani e calabresi sono ancora costretti a fare la fila al traghetto fra Scilla e Cariddi. Sul ponte passeranno forse i loro pronipoti. Se saranno, o meno, fortunati (questo però dipende dai punti di vista).

La storia infinita di questa «meraviglia del mondo», meraviglia finora soltanto a parole, è nota, ma vale la pena di riassumerla. Del fantomatico ponte sullo Stretto di Messina si parla da secoli. Per limitarci al dopoguerra, la prima mossa concreta è un concorso per idee del 1969. Due anni dopo il parlamento approva una legge per l’attraversamento stabile dello Stretto. Quindi, dieci anni più tardi, viene costituita una società, la Stretto di Messina, controllata dall’Iri e affidata al visionario Gianfranco Gilardini. Che ce la mette tutta. Coinvolge i migliori progettisti, e per convincere gli oppositori arriva a far dimostrare che il ponte potrebbe resistere anche alla bomba atomica. Passerà a miglior vita senza veder nascere la sua creatura. La quale, nel frattempo, è diventata un formidabile strumento di propaganda. Ma anche un oggetto di scontro politico: mai un ponte, che per definizione dovrebbe unire, ha diviso così tanto. Da una parte chi sostiene che sarebbe un formidabile volano per la ripresa del Mezzogiorno, se non addirittura una sensazionale attrazione turistica, dall’altra chi lo giudica una nuova cattedrale nel deserto che deturperà irrimediabilmente uno dei luoghi più belli del pianeta. Fra gli strali degli ambientalisti, Bettino Craxi ci fa la campagna elettorale del 1992. E i figli del leader socialista, Bobo e Stefania, proporranno in seguito di intestarlo a lui. Mentre l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò avrebbe voluto chiamarlo Ponte «Carlo Magno» attribuendo il progetto di unire Scilla e Cariddi al fondatore del Sacro Romano Impero. Nientemeno.

Wikileaks: ecco cosa ne pensano gli americani del ponte



Finché, per farla breve, arriva nel 2001 il governo Berlusconi con la sua legge obiettivo. Ma nemmeno quella serve a far decollare il ponte. Dopo cinque anni si arriva faticosamente a un passo dall’apertura dei cantieri, con l’affidamento dell’opera (fra polemiche e ricorsi) a un general contractor, l’Eurolink, di cui è azionista di riferimento Impregilo. Quando però cambia la maggioranza. Siamo nell’estate del 2006 e il ponte finisce su un binario morto. Il governo di centrosinistra vorrebbe addirittura liquidare la società Stretto di Messina, concessionaria dell’opera, ma il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, sventa la mossa in extremis. Nessuno lo ringrazierà: ma se l’operazione non si blocca il «merito» è suo. Nel 2008 torna dunque Berlusconi e il progetto, a quarant’anni dal suo debutto, riprende vita.

Certo, nella maggioranza c’è qualcuno che continua a storcere il naso. Il ponte sullo Stretto di Messina, la Lega Nord di Umberto Bossi proprio non riesce a digerirlo. Ma tant’è. Nonostante le opposizioni interne ed esterne, la cosa va avanti sia pure lentamente. E si arriva finalmente, qualche mese fa, al progetto definitivo. Nel frattempo, sono stati già spesi almeno 250 milioni di euro.

Sarebbe niente, per un’opera tanto colossale, se però gli intoppi fossero finiti. Sulla carta, per aprire i cantieri, ora non mancherebbero che poche formalità, come la Conferenza dei servizi con gli enti locali e il bollino del Cipe, il Comitato interministeriale che deve sbloccare tutti i grandi investimenti pubblici. Sempre sulla carta, non sarebbe nemmeno più possibile tornare indietro e dire a Eurolink, come avrebbero voluto fare gli ambientalisti al tempo del precedente governo: «Scusate, abbiamo scherzato». Il contratto infatti è blindato. Revocarlo significherebbe essere costretti a pagare penali stratosferiche. Parliamo di svariate centinaia di milioni. Ma nonostante questo il percorso si è fatto ancora una volta più che mai impervio. Non per colpa dei soliti ambientalisti. Nemmeno a causa della crisi economica, il che potrebbe essere perfino comprensibile. Piuttosto, per questioni politiche. Sia pure mascherate da difficoltà finanziarie.

Per dirne una, il «decreto sviluppo» ha materializzato un ostacolo imprevisto e insormontabile. Si è stabilito infatti che le cosiddette «opere compensative», quelle che i Comuni e gli enti locali pretendono per non mettere i bastoni fra le ruote al ponte, non potranno superare il 2% del costo complessivo dell’opera. E considerando che parliamo di 6 e mezzo, forse 7 miliardi di euro, non si potrebbe andare oltre i 130-140 milioni. Una cifra che, rispetto agli 800-900 milioni necessari per le opere già concordate con le amministrazioni locali, fa semplicemente ridere. Bretelle, stazioni ferroviarie, sistemazioni viarie…. Dovranno aspettare: non c’è trippa per gatti. Basta dire che il solo Comune di Messina aveva concordato con la società Stretto lavori per 231 milioni. Fra questi, una strada (la via del Mare) del costo di 65 milioni. Ma soprattutto il depuratore e la rete fognaria a servizio della parte nord della città, che ne è completamente priva: 80,7 milioni di investimento. Adesso, naturalmente, a rischio. Insieme a tutto il resto. Anche perché le opere compensative sono l’unica arma che resta in mano agli enti locali. Portarle a casa, per loro, è questione di vita o di morte.

Fonte: Corriere.it!

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Il ponte visto da Fiorello


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Alberto da Messina dice:

''Se il ponte sullo Stretto di Messina si farà Berlusconi dovrà ringraziare Antonio Di Pietro che quando era ministro dei Lavori Pubblici non sciolse la società stretto di Messina votando contro in parlamento insieme al centrodestra ad un emendamento che ne prevedeva per l'appunto lo scioglimento''. Lo afferma il verde Angelo Bonelli, all'epoca capogruppo alla Camera.

''Oggi il governo rilancia questa opera -aggiunge- e finanzia per 1,2 miliardi di euro l'opera che ha un costo complessivo di circa 6,5 miliardi di euro. Mentre la Sicilia ha una carenza grave di infrastrutture, vi sono ancora ferrovie ad un binario unico, carenza di acquedotti che impediscono l'approvvigionamento di acqua potabile a molti paesi della Sicilia''.

Per Bonelli ''il rifinanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina sottrae risorse a quelle infrastrutture urgenti e necessarie per il paese e che consentirebbero di dare una risposta anche alla crisi economica. Mentre le città italiane affogano nello smog e nel traffico nessun investimento nel campo dei trasporti pubblici. Secondo uno studio dell'Aci -prosegue Bonelli- ogni anno i cittadini di Roma e Milano perdono 500 ore nel traffico della città; in Italia ogni anno si perdono 40 miliardi a causa del traffico nelle città. Il paese ha bisogno di un piano per il trasporto pubblico nelle città. L'inquinamento nelle città e' un'emergenza ambientale e sanitaria che provoca ogni anno, a causa delle polveri sottili, 10 mila decessi''.

''Solo con le risorse del ponte sullo Stretto -conclude Bonelli- si potrebbero realizzare 113 chilometri di metropolitana, 900 chilometri di tramvia, acquistare 9 mila tram e 37 mila bus ecologici. Il ponte sullo Stretto di Messina non solo e' un'opera dannosa e' inutile, non solo per l'ambiente ma anche per l'economia del paese perchè non affronta i problemi infrastrutturali veri e urgenti per il paese e gli italiani''.


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Petizione Popolare contro la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina

Motivazioni:

1. Dal punto di vista economico-finanziario il costo totale dell’opera supera 5 miliardi di Euro (10.000 miliardi di lire) a cui vanno a sommarsi i 200 miliardi già spesi per gli studi di progettazione e di fattibilità. Tale costo, rischia un’ulteriore lievitazione (carattere sperimentale del progetto stesso, appalti e subappalti con relativo rischio di tangenti) tutto ciò senza tener conto dell’impatto ambientale, paesaggistico e naturalistico (costi non internalizzati nel preventivo dell’opera). Nella previsione di una partecipazione pubblico-privata all’impresa, il recupero di tali costi avverrebbe attraverso il pedaggio di attraversamento. Nell’ipotesi più ottimistica e fissando prezzi di poco inferiori a quelli del traghettamento, si rientrerebbe in oltre 100 anni soltanto del 50%. Il restante 50% (2,5 miliardi di Euro) graverebbe interamente sul bilancio dello Stato, impedendo di fatto la possibilità di investire in altre infrastrutture e servizi destinati allo sviluppo reale della Sicilia (e del Sud in generale). 2. Le caratteristiche geomorfologiche del territorio dello Stretto (zona sismica, con forti venti e imprevedibili correnti marine) pongono seri dubbi sulla sicurezza dell’opera (i forti venti sullo Stretto rischiano di limitare l’agibilità del ponte ad un terzo dei giorni dell’anno). Non si sono adeguatamente valutati gli effetti tellurici in quanto non si considera l’effetto di scosse ravvicinate e tutte di intensità elevata, in un’area dove si registra la massima attività sismica del paese, dove sono presenti «faglie aperte» e dove non è improbabile la ripresa di un’attività tellurica elevata, sempre imprevedibile e dagli effetti incontrollabili.

3. Dal punto di vista ambientale non è stato adeguatamente considerato il grave impatto dell’opera sull’ambiente marino dello Stretto, le cui peculiarità uniche rendono imprescindibile la salvaguardia di molte specie animali - alcune anche a rischio di estinzione e particolarmente protette da direttive comunitarie e da convenzioni internazionali - e vegetali che qui hanno creato una vera oasi nel Mediterraneo, particolarissima e unica nel suo genere. Gravi carenze di tipo metodologico sono state rilevate negli studi di progettazione e di fattibilità che sembrano aver tralasciato parametri importanti quali: a) la mancata distinzione tra le diverse scale d’impatto b) una lettura degli effetti realizzata soltanto per gli elementi principali del tracciato c) la sottovalutazione degli impatti del cantiere d) la mancata analisi delle alternative

4. Non è stata svolta una seria trattazione delle problematiche urbanistico-territoriali connesse alla realizzazione di una simile infrastruttura; la pianificazione urbanistica esistente, comunale e di livello superiore, non prevede infatti il modello di sviluppo che inevitabilmente si verrebbe a creare con la realizzazione di tale opera e delle infrastrutture necessarie a renderla funzionante (interi paesi verrebbero spazzati via dal previsto sistema di tangenziali e circonvallazioni).

5. Tale opera è in piena contraddizione con il concetto di «mobilità e trasporto sostenibile» soprattutto in realtà (Sicilia e Calabria), caratterizzate dalla mancanza di reti viarie, ferroviarie (ci sono nella sola Sicilia 800 chilometri di rete ferroviaria da elettrificare e 1.440 chilometri da potenziare) e marittime che si possano considerare adeguate alle esigenze del territorio (la Sicilia, in particolare, è l’unica regione a non avere un Piano regionale dei trasporti e, pur essendo un’isola, non ha un Piano dei porti). Nessun aeroporto dell’isola è attrezzato per l’atterraggio di voli internazionali che permetta di viaggiare all’estero senza dover necessariamente transitare per gli scali del Centro-Nord.

6. Esiste una effettiva difficoltà connessa alla vastità delle aree da espropriare per realizzare la viabilità di accesso al ponte, per le aree di rispetto stradali e per le aree di rispetto per i problemi militari connessi alla realizzazione dell’opera e che in tal senso esiste un parere negativo espresso dall’autorità militare che vede una simile opera difficilmente difendibile.

7. Nonostante tutti questi elementi contrastanti e che dimostrano il conflitto tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile non solo di una regione ma dell’intero Sud Italia e gli interessi (non del tutto chiari e legittimi) di una Società per Azioni (Società Ponte Stretto di Messina) sponsorizzata da anni dai diversi governi di centro destra e centro sinistra, il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici in data 10 ottobre 1997, ha dato parere favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

2. Richieste petizione

Da quanto premesso e da quanto contenuto nel Documento (in fase di elaborazione) si rende necessario richiedere ai massimi organi di Governo nazionale e regionale, attraverso una apposita petizione (v. testo petizione- Allegato1): 1)Provvedere alla completa revisione del Piano generale dei trasporti, prevedendo per le aree mediterranee e per la Sicilia, in particolare, interventi e scenari alternativi alla costruzione del Ponte sullo stretto di Messina, secondo una nuova concezione di mobilità e trasporto intermodale e sostenibile; agendo su: a)la riduzione del traffico su gomma trasferendo ingenti quote di trasporto merci e passeggeri, sul cabotaggio marittimo e aeroportuale, rafforzando la struttura di porti ed aeroporti, b)la drastica riduzione delle tariffe per il trasporto di passeggeri e merci da e per la Sicilia. c)il potenziamento delle infrastrutture e del sistema dei trasporti interni in particolare del sistema ferroviario

2)Compiere tutti gli atti normativi ed amministrativi per abrogare la legge n. 1158 del 1971, e sciogliere definitivamente la Società per il ponte sullo Stretto Spa

Hanno finora aderito: Partito Umanista, assieme al Comitato la Nostra Città di Messina e una decina di associazioni e comitati locali di Messina e Provincia (Comitato "La Nostra Città", Comitato "Laguna Capo Peloro", Cooperativa "Scirin", Lega Ambiente, Comitato "Giustizia E’ Libertà", Associazione "Re Colapesce", Pol. Movimento Nonviolento, Associazione Molluschicultori di Ganzirri, Periodico "Contro", Amici della Terra)

I riferimenti sono:
- Giorgio Schultze (responsabile nazionale PU della Campagna "No al Ponte della Speciulazione - Sì allo sviluppo della Sicilia"): 335.6876313
- Fabrizio Ferrandelli (responsabile PU campagna per la Sicilia): 347.7506666
- Saro Visicaro (responsabile del Comitato la nostra città di Messina): 3478286818


Ma Dai Silvio, ti hanno già dedicato una via!
(...senza alcuna nota disambigua)

Via Silvio Berluscuni


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