|
La storia
Il Lodo Mondadori è un episodio della cosiddetta Guerra di
Segrate, un acerrimo scontro giudiziario-finanziario tra due
imprenditori italiani, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti,
per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore, nota casa
editrice italiana. Per estensione, l'espressione "lodo
Mondadori" viene utilizzata anche per indicare tutta la
successiva vicenda giudiziaria riguardante il pagamento di
tangenti per ottenere un lodo favorevole alla parte di
Berlusconi; il processo che è scaturito dalla vicenda, infatti,
ha visto tra gli imputati lo stesso Berlusconi e i suoi più
stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti.
A metà degli anni ottanta Silvio Berlusconi acquisisce quote
sempre più consistenti della Mondadori, rimanendo tuttavia un
socio di minoranza. Nel 1987 muore Mario Formenton (marito di
Cristina Mondadori), presidente della Mondadori e gestore della
stessa per conto della famiglia Mondadori dopo la morte di
Arnoldo Mondadori (1971), si apre così un periodo di contrasti
per la successione nella gestione della azienda di famiglia. Nel
1988 Silvio Berlusconi acquista le azioni di Leonardo Mondadori
e dichiara che da quel momento in poi prenderà un ruolo di primo
piano nella gestione della società editoriale. Con l'acquisto
delle azioni di Leonardo Mondadori ora la Arnoldo Mondadori
Editore è in mano a tre soggetti, la Fininvest di Silvio
Berlusconi, la CIR di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton.
Carlo De Benedetti, che era stato socio e amico di Mario
Formenton, nel frattempo aveva convinto la famiglia Formenton,
non interessata alla gestione della Mondadori, a stipulare un
contratto per la vendita delle azioni dell'azienda in loro
possesso che prevedeva il passaggio di tali quote alla CIR entro
il 30 gennaio 1991.
Nel novembre 1989 la famiglia Formenton cambia radicalmente idea
e si schiera dalla parte di Berlusconi, consentendo al magnate
della Fininvest di insediarsi come nuovo presidente della
compagnia il 25 gennaio 1990; De Benedetti protesta, forte
dell'accordo scritto stabilito pochi mesi prima con i Formenton,
ma i vari schieramenti non trovano un accordo soddisfacente per
tutti e decidono quindi unanimemente e di comune accordo di
ricorrere ad un lodo arbitrale per stabilire se il contratto
Formenton - De Benedetti dovesse avere corso o se i Formenton
potessero vendere le proprie quote alla Fininvest.
L'arbitrato
Viene quindi organizzato l'arbitrato (lodo); chiamato a decidere
c'è un collegio di tre arbitri, scelti di comune accordo da De
Benedetti, i Formenton Mondadori e la Corte di Cassazione:
Pietro Rescigno (designato dalla CIR), Natalino Irti (scelto dai
Formenton Mondadori) e Carlo Maria Pratis, procuratore generale
della Repubblica presso la Cassazione (designato dal primo
presidente della Corte di Cassazione).
Il 20 giugno 1990 si ha il primo verdetto: l'accordo tra De
Benedetti e i Formenton è ancora valido a tutti gli effetti, le
azioni Mondadori devono tornare alla CIR. De Benedetti ha il
controllo del 50,3% del capitale ordinario e del 79% delle
azioni privilegiate della Mondadori.
Come conseguenza immediata di questo verdetto Silvio Berlusconi
lascia la presidenza di Mondadori e i suoi dirigenti Fininvest
lo imitano, venendo sostituiti da quelli dell'ingegner De
Benedetti (Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera).
In tribunale
Berlusconi e i Formenton tuttavia non gettano la spugna, e
impugnano il lodo arbitrale davanti alla Corte di Appello di
Roma, la quale stabilisce che ad occuparsi del caso sarà la I
sezione civile. La I sezione civile è presieduta da Arnaldo
Valente e il giudice relatore è Vittorio Metta. La sentenza
viene depositata e resa pubblica il 24 gennaio 1991, dopo 10
giorni di camera di consiglio.
Il tribunale stabilisce che una parte dei patti dell'accordo del
1988 tra i Formenton e la CIR è in contrasto con la disciplina
delle società per azioni. Di conseguenza è da considerarsi nullo
l'intero accordo, e quindi anche il lodo arbitrale. La sentenza
annulla il precedente verdetto e consegna nuovamente le azioni
della Mondadori in mano alla Fininvest.
L'intervento politico
Nonostante il successo giudiziario, le cose si complicano per
Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali
si ribellano al suo nuovo proprietario; nella vicenda interviene
il presidente del consiglio dell'epoca, Giulio Andreotti, che
convoca le parti e le invita a trovare un accordo di
transazione. Come mediatore tra le parti, Carlo Caracciolo, con
il placet di Andreotti, chiama l'imprenditore ed editore
Giuseppe Ciarrapico. Ciarrapico riesce quindi a raggiungere un
accordo secondo il quale la Repubblica, L'Espresso e alcuni
quotidiani e periodici locali tornano alla CIR, mentre Panorama,
Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest,
che riceve 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione
delle testate all'azienda di Carlo De Benedetti.
Il processo per corruzione
L'accusa
Nel 1995 in seguito ad alcune dichiarazioni di Stefania Ariosto,
la magistratura cominciò ad indagare sulla genuinità della
sentenza. Stefania Ariosto dichiarò che sia il giudice Arnaldo
Valente che il giudice Vittorio Metta erano amici intimi di
Cesare Previti, avvocato Fininvest, e frequentavano la sua casa,
inoltre la Ariosto testimoniò di aver sentito Previti parlare di
tangenti a giudici romani. Il pool di giudici milanesi si mise
in moto e riuscì a rintracciare dei sospetti movimenti di denaro
che andavano dalla Fininvest ai conti esteri degli avvocati
Fininvest e da questi al giudice Metta.
Le indagini si concentrano sui movimenti di una società
off-shore di Silvio Berlusconi, la All Iberian. Il 14 febbraio
1991 la All Iberian emette un bonifico di 2.732.868 dollari
americani (circa 3 miliardi di lire italiane) al conto chiamato
Mercier di Cesare Previti, il 26 febbraio, altro bonifico di 1
miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade
di Giovanni Acampora (anch'egli avvocato Fininvest). Questi il
1º ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li storna in due
operazioni (11 e 16 ottobre) sul conto di Attilio Pacifico
(altro avvocato Fininvest). Pacifico preleva 400 milioni in
contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a
un misterioso destinatario: secondo l'accusa, è Vittorio Metta.
Il giudice Metta nei mesi successivi dimostra un'enorme
liquidità (acquista e ristruttura un appartamento e compra una
nuova auto) soprattutto con denaro contante di provenienza
imprecisata (circa 400 milioni). Poi si dimette dalla
magistratura; inizia a collaborare come avvocato, insieme alla
figlia Sabrina, nello studio Previti.
La difesa
Previti parla di quei tre miliardi di lire definendoli come
semplici servizi e prestazioni professionali che in qualità di
avvocato di Finivest egli avrebbe svolto. Il giudice si difende
asserendo di aver ricevuto una importante somma di denaro in
eredità.
Causa Civile, Tribunale di Milano (2009)
Non riguarda direttamente la corruzione e le tangenti, bensì il
danno economico derivante dal fatto che il lodo è stato da esse
viziato: è dunque logica conseguenza della condanna in
cassazione del 2007. Il 3 ottobre 2009 viene emessa la sentenza
di primo grado: la Fininvest di Berlusconi deve risarcire 749,9
milioni di euro alla CIR di De Benedetti per danno patrimoniale
da «perdita di possibilità». «Grazie alla sentenza ingiusta resa
dalla Corte d'Appello di Roma, la Fininvest poté trattare con la
CIR da posizioni di forza».
Il 15 ottobre il giudice Raimondo Mesiano, autore della
sentenza, è oggetto di un servizio di Mattino 5 che scatena
molte polemiche.
Nel marzo 2010 Corte d'appello di Milano rileva che il giudice
Raimondo Mesiano aveva condannato la Fininvest senza avvalersi
di un parere da parte di un consulente tecnico d'ufficio.
Dispone quindi una perizia. Viene nominato un pool di
consulenti, composto dal professor Luigi Guatri (ex rettore
dell'Università Bocconi), da Maria Martellini (docente di
Economia e gestione delle imprese all'Università degli Studi di
Brescia), e da Giorgio Pellicelli (professore ordinario alla
Facoltà di economia nell'Università degli Studi di Torino). I
periti sono incaricati di stabilire "se e quali variazioni dei
valori delle società e delle aziende oggetto di scambio fra le
parti, siano intervenute tra il giugno del 1990 e l'aprile del
1991, con riguardo agli andamenti economici delle stesse e
all'evoluzione dei mercati dei settori di riferimento".
Il 22 settembre 2010 viene depositata la consulenza tecnica
d'ufficio. Gli esperti, dopo aver evidenziato un "errore" di
calcolo, ricalcolano il danno riducendolo. Dalla perizia
depositata risulta che il danno subito da CIR in occasione
dell'accordo dell'aprile 1991 per la spartizione dei beni di
Mondadori, Espresso e Repubblica è più basso del 30-35% rispetto
a quello indicato nella sentenza di primo grado.
|
Avanti
avvenire
avvenire
Corriere Lavoro Corriere Salute
Corriere Telematico
Cronache del Mezzogiorno
Diario della Settimana
Dolomiten
Dolomiten Athesia
Donna Moderna
Famiglia Cristiana
Gambero Rosso
Gazzetta del Sud
Gazzetta dello Sport
Giornale di Calabria
Giornale di Lecco
Giornale di Sicilia
Il Giorno
Il Centro (Abruzzo)
Il Cittadino di Lodi
Il Corriere della Sera
Il Corriere di Como
Il Foglio (Giuliano Ferrara)
Il Gazzettino Veneto
Il Manifesto(Roma)
Il Mattino Online (Naples)
Il Mattino di Padova (Padua)
Il Messaggero di Roma
Il Mondo
Il Piccolo di Trieste
Il Punto Informtico
Il Quotidiano di Catanzaro
Il Resto del Carlino Bologna
Il Secolo XIX
Il Sole 24 Ore Milano
Il Tempo (Roma)
Il Tirreno Toscana Grosseto
Il Popolo
Internazionale
InforMare
Internet News
L'Avvenire
L'Azione L'Eco di Bergamo
L'Espresso
L'Unione Sarda
L'Unita
La Gazzetta dello Sport
La Gazzetta di Parma
La Gazzetta di Mantova
La Gazzetta di Modena
La Gazzetta di Reggio
Il Giornale De Vicenza
La Nazione (Firenze)
La Nuova Ferrara
La Nuova Sardegna
La Nuova Venezia
La Padania
La Provincia Pavese
La Repubblica
La Stampa
La Tribuna di Treviso
Messaggero Veneto
Milano Finanza
Evoluzione Internet (Beta)
Panorama
Quattroruote
Taranto Sera
Home |
Esteri
Invia questa pagina
ad un amico
|