Dovrà
pagare subito 560 milioni di euro. Lo hanno deciso i giudici della
Corte d'Appello di Milano.
Per
l'ennesima volta è ancora il reato di corruzione e di truffa a far
"piangere" Berlusconi, ma la figlia strilla: «È una aggressione dei
giudici contro mio padre"
Dopo aver parlato di «attacco» da parte della magistratura milanese
in particolare e del gruppo editoriale De Benedetti, Marina
Berlusconi, presidentessa della Fininvest afferma che il
risarcimento da 560 milioni di euro è «una somma spropositata»,
«addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione
in Mondadori». «Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di
fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà
dei fatti né nelle regole del diritto. Già in queste ore i nostri
legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione», conclude
Marina Berlusconi.
(ndr Roberto molinari)
Dal corriere della sera:
CIR: LA POLITICA NON C'ENTRA - La Cir, in una nota diffusa dai
legali Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, esprime «soddisfazione»
per la condanna che «conferma ancora una volta che nel 1991 la
Mondadori fu sottratta alla Cir mediante la corruzione del giudice
Vittorio Metta, organizzata per conto e nell’interesse di
Fininvest». «Con particolare soddisfazione - si legge ancora nella
nota - si registra il passaggio della sentenza dove si riconosce
che, corrompendo il giudice Metta, Fininvest tolse a Cir non la
semplice chance di vincere nel 1991 la causa sul controllo del
gruppo Mondadori -Espresso, ma la privò senz’altro di una vittoria
che senza la corruzione giudiziaria sarebbe stata certa». La nota
sottolinea inoltre che «il contenzioso giudiziario sul Lodo
Mondadori, relativo a fatti avvenuti oltre venti anni fa, riguarda
una storia imprenditoriale ed è completamente estraneo all’attualità
politica».
PD: DICHIARAZIONI EVERSIVE - Ettore Rosato, esponente dell'Ufficio
di presidenza del Gruppo del Pd alla Camera, commenta le
dichiarazioni di Marina Berlusconi: «Era scontata la discesa in
campo, con toni isterici, degli esponenti del Pdl a difesa
dell'azienda del loro capo, anche se non è affatto giustificata
perché le sentenze si rispettano. Preoccupano molto, invece, le
dichiarazioni della stessa famiglia Berlusconi che sfiorano
l'eversione e si pongono pericolosamente fuori dalla legalità».
DI PIETRO: SENTENZE SI RISPETTANO - «Le sentenze si rispettano e i
danni si risarciscono. E se è vero, com'è vero, che Berlusconi è
stato condannato in appello per danni causati a un altro gruppo
imprenditoriale, significa che lui ci ha guadagnato illecitamente e
l'altro ci ha rimesso. È inutile che Berlusconi e i suoi tentino di
buttarla in politica, qui siamo solo di fronte a comportamenti
truffaldini gravissimi». Lo afferma in una nota il leader
dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
CAPEZZONE: CLIMA DA PIAZZALE LORETO - «Credo che occorra togliersi
le appartenenze politiche e di partito. Le sentenze vanno
rispettate, ma questa a me pare enorme, abnorme. Rischia di essere
una mazzata per un'azienda che dà posti di lavoro a moltissimi
italiani». Lo ha detto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. «C'è
da troppo tempo, contro Silvio Berlusconi, un clima da Piazzale
Loreto, con forsennati attacchi politici e personali», aggiunge
Capezzone.
GHEDINI: CASSAZIONE ANNULLERA' - «La Corte d'Appello di Milano ha
emesso una sentenza contro ogni logica processuale e fattuale,
addirittura ampiamente al di là delle stesse risultanze contabili
che erano già di per sé erronee in eccesso, e addirittura superiore
al valore reale della quota Mondadori posseduta da Fininvest». Lo
dichiara il parlamentare del Pdl e legale del premier, Niccolò
Ghedini. «È la riprova, se ve ne fosse stato bisogno, che a Milano è
impossibile, quando vi è anche indirettamente coinvolto il
presidente Berlusconi, celebrare un processo che veda la
applicazione delle regole del diritto. E se la Corte d'Appello non
sospenderà l'esecutività della sentenza, tale prova sarà ancora più
evidente. Comunque la Corte di Cassazione non potrà che annullare
questa incredibile sentenza».
BONDI: GIUSTIZIA VIOLENTA - «Di fronte alla sentenza Mondadori
l'unica cosa che si può dire è che a questo punto solo degli
osservatori neutrali, rappresentanti di istituzioni internazionali,
sarebbero in grado di verificare le modalità anomale e violente, più
simili a Paesi totalitari che a democrazie civili, in cui si
esercita l'amministrazione della giustizia in Italia», è il commento
dell'ex ministro Sandro Bondi.
STRACQUADANIO: SENTENZA COMPRATA - «La sentenza di oggi è l'ennesimo
atto di una trama criminale di natura politico-giudiziaria ordita
contro la discesa in campo di Silvio Berlusconi. È evidente a tutti
che lo scopo di un manipolo di magistrati felloni e golpisti - che
si annida nel palazzo di giustizia di Milano e gode di complicità a
tutti i livelli politici, imprenditoriali e istituzionali - è il
massacro politico, imprenditoriale e fisico del presidente del
Consiglio». Lo dichiara - in una nota - Giorgio Stracquadanio,
deputato del Pdl. La vicenda, per Stracquadanio, «dimostra che il
vero modo con cui si comprano sentenze favorevoli a un gruppo di
potere è quello di assecondare, con un sapiente uso dei mezzi di
comunicazione di massa, il disegno politico della magistratura
militante»
Berlusconi è l'uomo che ha
pulito Napoli dai rifiuti, l'uomo che ha fatto fare, ma che dico, "che
ha imposto", la pace tra Bush e Putin,
scongiurando così la terza guerra mondiale, l'uomo che ha salvato le banche
americane, l'uomo che ha terminato la Salerno Reggio Calabria,
l'uomo che ha
costruito il ponte di Messina, l'uomo che dalla Bulgaria si precipita in
Libia a liberare l'ostaggio svizzero da Gheddafi, (peccato che
l'ostaggio svizzero era già stato liberato due giorni prima, l'uomo che ha... ma guardiamo il video che è
meglio, va...
Il curriculum giudiziario completo del
Cavaliere.
Da un'inchiesta per riciclaggio
del 1983 a oggi. Tutte le indagini, tutti i processi, tutte le
sentenze
Sospetto
Traffico di droga
Nel 1983 la Guardia di finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un
traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di
Berlusconi. Nel rapporto si legge: «È stato segnalato che il noto
Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti
dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il
predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e
opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di
comodo...». L'indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e
nel 1991 fu archiviata.
Falsa testimonianza sulla P2
La prima condanna di Silvio Berlusconi da parte di un tribunale
arriva nel 1990: la Corte d’appello di Venezia lo dichiara colpevole
di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua
iscrizione alla lista P2. Nel settembre 1988, infatti, in un
processo per diffamazione da lui intentato contro alcuni
giornalisti, Berlusconi aveva dichiarato al giudice:"Non ricordo la
data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo che è di poco
anteriore allo scandalo". Per questa dichiarazione Berlusconi viene
processato per falsa testimonianza. Il dibattimento si conclude nel
1990: Berlusconi viene dichiarato colpevole, ma il reato è estinto
per l'intervenuta amnistia del 1989.
Tangenti alla Guardia di finanza
Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della
Guardia di finanza, per ammorbidire i controlli fiscali su quattro
delle sue società (Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù). In
primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le
tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la
Corte concede le attenuanti generiche: così scatta la prescrizione
per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l'assoluzione è concessa
con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). La Cassazione,
nell'ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di
Berlusconi Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone (dunque le tangenti
sono state pagate), ma assolve Berlusconi per non aver commesso il
fatto, seppur richiamando l'insufficienza di prove.
Tangenti a Craxi (All Iberian 1)
Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi (Ë la pù
grande tangente mai pagata a un singolo uomo politico in Italia),
passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è
condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi
del processo scatta la prescrizione del reato. La Cassazione
conferma.
Falso in bilancio (All Iberian 2)
Berlusconi Ë stato indagato (anche sulla base di una voluminosa
consulenza fornita dalla Kpmg) per la rete di 64 società e conti off
shore del gruppo Fininvest (Fininvest Group B) che, secondo
l'accusa, ha finanziato operazioni "riservate" (ha scalato societý
quotate in Borsa, come Standa e Rinascente, senza informare la
Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna,
acquisendo il controllo di Telepù e Telecinco; ha pagato tangenti a
partiti politici, come la stecca record di 21 miliardi di lire data
a Craxi attraverso la societý All Iberian). La rete occulta della
Finivest-ombra ha spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per
almeno 2 mila miliardi di lire. Per questo Berlusconi Ë stato
chiamato a rispondere di falso in bilancio. Ma nel 2002 ha cambiato
la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in
semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto
riducendo i tempi di prescrizione del reato (erano 7 anni,
aumentabili fino a 15; sono diventati 4). CosÏ il giudice per le
indagini preliminari nel febbraio 2003 ha chiuso l'inchiesta:
negando l'assoluzione, poichÈ Berlusconi e i suoi coimputati (il
fratello Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano Galliani,
Fedele Confalonieri) non possono dirsi innocenti; ma decidendo di
prosciogliere tutti i 25 imputati, poichÈ il tempo per il processo,
secondo la nuova legge, è scaduto. La procura ricorre in Cassazione,
che all'inizio di luglio 2003 applica per la prima volta il "lodo
Maccanico", decidendo la sospensione del processo per Berlusconi.
Caso Lentini
Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento
in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del
Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il
dibattimento di primo grado si Ë concluso con la dichiarazione che
il reato Ë prescritto, grazie alla nuova legge di Berlusconi sul
falso in bilancio.
Medusa Cinematografica
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni
d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo
a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4
mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula
dubitativa, confermata in Cassazione.
Terreni di Macherio
Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e
falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa
di Macherio. In primo grado è assolto dall'appropriazione indebita e
dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta
la prescrizione. In appello è confermata l'assoluzione per i due
primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il
secondo si applica l'amnistia.
Lodo Mondadori
Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere
una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere
la proprietà della casa editrice. Il giudice dell'udienza
preliminare Rosario Lupo ha deciso l'archiviazione del caso, con
formula dubitativa. La Procura ha fatto ricorso alla Corte
d’appello, che nel giugno 2001 ha deciso: per Berlusconi è
ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di
concorso in corruzione in atti giudiziari; concesse le attenuanti
generiche, il reato dunque è prescritto, poiché risale al 1991 e la
prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 5 anni. Il
giudice ha disposto che restino sotto processo i suoi coimputati
Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e Vittorio
Metta.
Toghe sporche-Sme
Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le
operazioni per l'acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a
Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è
concluso (con condanne per Previti e Squillante) a Milano, dopo che
la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a
Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto
appositamente per legge nell'ottobre 2002. Un'altra legge, il "lodo
Maccanico", votata con urgenza nel giugno 2003, ha imposto la
sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato,
tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte
costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di
Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha
ritenuto provati i fatti di corruzione, ha prosciolto per
prescrizione sui soldi pagati a Squillante e assolto per il resto,
ma con il richiamo all'insufficienza di prove.
Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del
Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per
ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto
prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto
l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.
Tangenti fiscali sulle pay-tv
Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e
funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4
per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura
di Roma ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza
preliminare.
Stragi del 1992-1993
Le procure di Caltanissetta e Firenz, indagano da molti anni sui
«mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e
Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini
preliminari sull'eventuale ruolo che Berlusconi e Marcello Dell'Utri
possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse
con archiviazioni nel 1998 (Firenze) e nel 2002 (Caltanissetta).
Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti e i
decreti d'archiviazione hanno parole pesanti nei confronti degli
ambienti Fininvest.
Rapporti con la mafia
La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi per mafia: concorso
esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel
1998 l'indagine Ë stata archiviata per scadenza dei termini massimi
concessi per indagare. Indizi sui rapporti di Berlusconi e Dell'Utri
con uomini di Cosa nostra continuano a essere segnalati in molte
sentenze. Dell'Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni
per concorso esterno in associazione mafiosa, e questo getta ombre
pesantissime su Berlusconi, che sarebbe stato messo da Dell'Utri
nelle mani della mafia fin dal 1974.
Telecinco in Spagna
Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in
Spagna dell'emittente Telecinco, sono accusati di frode fiscale per
100 miliardi e violazione della legge antitrust spagnola, per avere
detenuto occultamente il controllo di Telecinco, proibito dalle
leggi antimonopolio. Sono ora in attesa di giudizio su richiesta del
giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real.
Il giudice Garzon ha chiesto di processare Berlusconi in Italia o di
poterlo processare in Spagna. Di fatto, il processo Ë sospeso.
Milano: la corruzione dei giudici c'è stata
Palermo: la mafia sempre al fianco di B.
A Milano la sentenza Sme su Berlusconi assolve e prescrive, ma
riafferma che la corruzione dei giudici romani, con soldi usciti dai
conti di Berlusconi, c'è stata. A Palermo la sentenza Dell'Utri
certifica che accanto a Berlusconi c'è sempre stata, fin dal 1974,
la presenza di un imbarazzante partner: Cosa nostra. Ora, finiti i
processi, il Paese si interroghi: può essere governato (e per giunta
male) da un uomo che ha permesso la corruzione di giudici e, come
imprenditore e come politico, ha convissuto per trent'anni con la
mafia?
Milano, 10 dicembre 2004. Sentenza del processo Sme, stralcio con
unico imputato Silvio Berlusconi. È già miracoloso, innanzitutto,
che si sia arrivati a una sentenza, dopo un processo lunghissimo che
gli imputati e i loro avvocati-parlamentari hanno tentato di frenare
e bloccare in ogni modo. Prima tentando di depistare le indagini.
Poi disertando le udienze e allungando il calendario del
dibattimento. Infine confezionando leggi su misura: quella sul
legittimo sospetto, per spostare il processo altrove e arrivare alla
prescrizione (tentativo bloccato dalla Cassazione); quella sull'improcessabilità
delle cinque più alte cariche dello Stato (lodo Maccanico-Schivani,
bocciato dalla Corte costituzionale).
La sentenza, comunque, è finalmente arrivata. Ecco che cosa dice.
1. Per il pagamento di 500 milioni di lire uscite dai conti di
Berlusconi e arrivate al giudice Squillante, attraverso i conti
diPreviti:
la sentenza afferma che il fatto è avvenuto, ma il reato è
"corruzione semplice" (negli anni in cui è stato commesso, una
distrazione del legislatore, poi corretta, non ha previsto il reato
di "corruzione in atti giudiziari" per chi paga i giudici. Così la
pena è più blanda e soprattutto la prescrizione scatta in soli 7
anni e mezzo (e non in 15). Così, riconoscendo all'imputato
Berlusconi le attenuanti generiche, scatta la prescrizione.
2. Per i pagamenti ai giudici effettuati da Barilla:
assoluzione, ma con riferimento al secondo comma dell'articolo 530,
dunque per insufficienza di prove. E con la formula "per non aver
commesso il fatto", che lascia intuire (lo sapremo dalle
motivazioni) che il fatto però è stato commesso (dunque la
corruzione c'è stata).
3. Per i pagamenti ai giudici visti da Stefania Ariosto (al circolo
Canottieri Lazio, nel garage...):
assoluzione piena (è l'unico caso, su quattro); ma anche qui con la
formula "per non aver commesso il fatto", che lascia intuire (ma lo
sapremo solo dalle motivazioni) che il fatto è però stato commesso (
e dunque anche in questo caso la corruzione c'è stata).
4. Per il pagamento al giudice Verde per la sentenza Sme:
assoluzione perché "il fatto non sussiste" (è l'unico caso sui
quattro); però anche qui si richiama il secondo comma dell'articolo
530, dunque l'insufficienza di prove (mentre nel processo principale
Verde e Previti erano stati assolti, per questi pagamenti, con
formula piena).
Palermo, 11 dicembre 2004. Sentenza al processo in cui Marcello
Dell'Utri era imputato di concorso esterno in associazione mafiosa:
condanna a 9 anni. Dunque il tribunale ha riconosciuto che il
braccio destro (o sinistro) di Berlusconi è stato ed è uomo a
disposizione di Cosa nostra. Fin dal 1974, quando fu chiamato a
Milano da Berlusconi per risolvere ("privatamente") il problema
delle minacce d'estorsione e di rapimento che Berlusconi aveva
ricevuto. Allora Dell'Utri si portò dietro, a Milano, un mafioso,
Vittorio Mangano, che divenne la "garanzia" di Cosa nostra in casa
Berlusconi.
Così Dell'Utri ha messo Berlusconi nelle mani della mafia. Fino agli
anni Novanta, in cui nasce Forza Italia, vista da Cosa nostra, dopo
la stagione delle stragi e la dissoluzione della Dc, come il nuovo
referente politico delle famiglie siciliane.
La condanna è personale e riguarda Marcello Dell'Utri (con il suo
coimputato Tanino Cinà, condannato a 7 anni). Ma chiama pesantemente
in causa Silvio Berlusconi: questo sarebbe stato messo da Dell'Utri
nelle mani della mafia, fin dal 1974; e Forza Italia sarebbe stata
spinta da Cosa nostra e salutata come una soluzione dai boss in
difficoltà dopo l'esaurirsi della strategia stragista.
Che cosa succederebbe, a questo punto, in un Paese normale? Chiuso
il capitolo giudiziario, che cosa risponderebbe una politica sana e
una società civile sveglia?
Mentre Berlusconi va a mignotte
l'Italia va a puttane.
Scrive Giuseppe D’Avanzo oggi, su
Repubblica: Berlusconi non è una delle cause del collasso politico in
Italia, bensì uno dei prodotti. E allora sorge, legittima e pungente, la
domanda: di quanto altro è, il prodotto? Non condividere l’operato e le
scelte berlusconiane non significa necessariamente allinearsi alla schiera
degli anti-berlusconiani in toto: possiamo giudicare la sua politica e i
suoi contesti secondo categorie critiche, senza votarci per forza al
disprezzo disgustato della sua figura. Detto questo, eccoci l’Italia di oggi
ventiquattro giugno duemilanove: non fa troppo caldo, e reduci da
consultazioni sbiadite da astensionismi e quorum mancati si lavora, e si va
al mare. Il premier è sulle prime pagine di tutti i giornali esteri, non su
quelli italiani: un silenzio (sbigottito?) avvolge un’opinione pubblica che
non è mai stata tanto vessata e accusata. Noemi che compie diciott’anni,
frequentazioni dubbie, escort e colorati giardini sardi, foto scattate e
pubblicate nella non troppo lontana Spagna, intercettazioni, ammissioni,
dati di fatto: Silvio Berlusconi, forse, non è mai stato tanto vicino alla
definitiva caduta, personale e politica. Che, parlando di lui, non possono
che coincidere. Ciò che raccapriccia il cittadino pensante e libero sono,
essenzialmente, due cose. Primo: forse si è davvero arrivati a un punto di
non ritorno, e ben venga, forse finalmente la fanghiglia esplosiva in cui si
dibatte il Paese detonerà una volta per tutte e si potrà tornare a respirare
aria pulita; però come, ci siamo arrivati. Siamo un’Italia che ingoia
comportamenti anti-costituzionali, soppressioni di libertà di stampa,
delegittimazioni dei poteri legislativi, leggi ad personam e corruzione? Sì.
Siamo capaci di chiudere gli occhi allo stesso modo davanti a variopinti
scenari che ci mostrano un Presidente del Consiglio che s’intrattiene
allegramente con minorenni e prostitute? No. Per cui: di cosa c’importa
davvero? Qual è la decenza cui teniamo? Non, a quanto pare, la decenza del
senso dello Stato. Sì, invece, quella del privato che si fa indecenza
pubblica, e disgusta trasversalmente una società intera. La seconda cosa che
sgomenta il cittadino pensante è il disarmante comportamento di Berlusconi
davanti a tutto questo. In un altro Paese europeo, il premier avrebbe già
dato le dimissioni. E invece Silvio Berlusconi s’indigna e accusa stampa e
magistratura e avversari politici di un fantomatico complotto, mortificando
(perché sì, questa è una mortificazione) l’intelligenza dei suoi
concittadini, ritenendoli – a quanto pare – troppo stupidi per capire ciò
che è accaduto. Non da ultimo, ritiene che basti una patinatissima
intervista concessa a un giornale di gossip, Chi, per ripulire immagine e
autorità. Ora. Ora guarderemo le evoluzioni di questo groviglio,
pefettamente italiano, di cattiva politica, soldi e sesso, aspetteremo di
vedere fino a che punto l’Italia potrà crogiolarsi in questa melma. Perché
melma è, e bisogna dirlo ad alta voce. In questo giugno fresco di vento e
abbozzi d’estate, nessuno vorrebbe vederci così: ma siamo, ormai, così. Le
colpe esistono, e dovranno essere assegnate, senza buonismo gratuito, e
l’Italia forse dovrà implodere davvero, per lavare via le tracce di ciò che
le è stato fatto. Abbiamo perso il senso dello Stato, abbiamo distorto la
vera natura della politica, della partecipazione civica: siamo diventati un
popolo stanco e pessimista, e Silvio Berlusconi dovrebbe avere
l’intelligenza umana e civile di ritirarsi prima che davvero l’Italia perda
ogni barlume di credibilità. Intanto, se vogliamo, facciamo tutti una bella
cosa: facciamoci tatuare sulla faccia cinquantasei stelline, come quella
ragazza belga, Kimberly Vlaemink, e poi accusiamo il tatuatore di avercene
fatte ben cinquantatrè in più. Poi ammettiamo di aver mentito, e tutto per
paura della reazione dei nostri genitori. Vedremo se qualcuno, tra i vari
Berlusconi e soci, avrà mai paura della nostra reazione, una volta ammesso
di aver macchiato così tanto l’Italia per volontà propria, e non per pessimi
scherzi di qualche capro espiatorio scelto con cura e cinismo. La battuta
che gira in questi giorni, amarissima, è questa: mentre il premier va a
mignotte, l’Italia continua ad andare a puttane. Mai senso dell’umorismo fu
più tristemente realista.
Rispondi a
Giuseppe D'Avanzo |Dì
la tua opinione
Dillo agli amici di FaceBook
Perchè dovrebbe essere pericoloso sostituire un uomo che si
fa le leggi "ad personam"? Sarebbe pericolosissimo NON
sostituirlo! Dal 1983 ad oggi non ha fatto altro che
infischiarsene delle leggi vigenti in Italia. Ma quello che
fa ancora più paura è il fatto che la maggioranza degli
Italiani se lo vota ancora!! E votare un uomo che mente
spudoratamente significa che la maggioranza di un popolo non
ha più dignità!!
Ecco un'altro provvedimento
disinteressato di Berlusconi:
Ci viene presentata questa
legge come assolutamente urgente e necessaria. Oggi si sono
mossi anche insigni tromboni per dare copertura a questa legge
vergognosa. La prima è che bisogna tutelare la privacy.
Naturalmente la privacy è già tutelata da una legge, persino
eccessiva, che è la Legge sulla Privacy, che però ha una
clausola assolutamente ovvia. cioè che la privacy può essere
tutelata, salvo esigenze di giustizia. Quando ci sono
esigenze di scoprire reati e tutelare le vittime di quei
reati, la privacy viene meno. Ciascuno di noi rinuncia a un
pezzo della sua privatezza per consegnare allo Stato la
possibilità di difenderci quando poi viene attaccata, non la
nostra privatezza, ma la nostra vita, la nostra incolumità,
il nostro patrimonio, i nostri interessi. La privacy non
c’entra nulla. E del resto, quando si chiede: “ma quando mai
è stata violata la privacy dalle intercettazioni o dalla
pubblicazione delle intercettazioni?” rispondono sempre: “la
povera
Anna Falchi che si è ritrovata un sms sui giornali
che diceva “ti amo”. A chi? A Ricucci. Che era che cosa? Suo
marito. Pensate che violazione della privacy far sapere che
c’è una moglie che dice “ti amo” a suo marito. Deve essere
stato un danno irreversibile. Per il resto sono tutte balle.
Dicono che ci sono troppe intercettazioni. E qui non si sa
rispetto a cosa. C’è un numero ideale, un numero perfetto di
intercettazioni? Quale sarebbe? Il numero delle
intercettazioni dipende dal numero dei reati che si
commettono. In Italia ci sono quattro regioni nelle mani
della mafia? Perfetto, avremo un po’ più di intercettazioni
rispetto alla Finlandia o alla Danimarca.
E poi non è vero che abbiamo troppe intercettazioni rispetto
agli altri paesi, perché negli altri paesi non si sa quante
siano le intercettazioni. L’unico paese di cui con certezza
si sa quante intercettazioni si facciano è l’Italia. Per
quale motivo? Perché in Italia le può fare soltanto la
magistratura e risultano tutte, dalla prima all’ultima, con
tanto di autorizzazione di un giudice terzo. Mentre
all’estero le fanno i servizi segreti, le forze di polizia,
senza nessun controllo. Pensate, in Inghilterra le fa
perfino il servizio ambulanze. Ci sono 156 enti, compresi
gli enti locali, che possono fare le intercettazioni. In
America le fa la SEC, che è l’equivalente della nostra
CONSOB, solo che quella funziona e che controlla appunto le
attività di borsa.
Quindi in Italia non è vero che ce ne sono di più, le
controlliamo tutte. Mentre all’estero ci sono, ma non
incontrollate, quindi non si sa quante sono.
L’argomento che fa più presa è che costano troppo. Costano
troppo, ci dicono. E allora io vi do i dati. Due anni fa,
l’ultimo anno dei quali abbiamo le statistiche, le procure
italiane, che sono 165, hanno speso per intercettazioni 240
milioni di euro. Secondo altri calcoli il coso sarebbe pure
inferiore. Ma prendiamo per buono il più grosso, cioè 240
milioni di euro. Che erano 40 in meno rispetto all’anno
prima. Sono quattro euro per ogni cittadino. Quattro euro e
qualcosa per ogni cittadino. La domanda è: “siete disposti
da dare quattro euro all’anno, cioè quattro caffè all’anno,
per sentirvi più sicuri e protetti contro reati di ogni
genere?”. Penso che la risposta, se la domanda viene posta
correttamente ai cittadini, sia sì. Potremmo risparmiare?
Certo, potremmo averle gratis le intercettazioni. Sapete
perché le paghiamo? Le paghiamo perché lo Stato, quando da
la concessione alla Telecom, alla Vodafone e agli altri
gestori telefonici potrebbero mettere una clausoletta nella
quale c’è scritto: “voi siete concessionari pubblici dello
Stato italiano. Perfetto. Avete un obbligo. Quando un
magistrato vi chiede di tenere sotto controllo un telefono,
voi lo fate gratis. Invece lo Stato italiano paga i gestori
telefonici che sono suoi concessionari. Per cui li potrebbe
tenere per le palle e fargli fare quello che vuole. Quando
un magistrato chiede a una banca: “fammi quell’accertamento
bancario”, la banca mica si fa pagare. Eppure la banca è un
ente privato. Questi sono concessionari pubblici e lo Stato
italiano paga loro ogni intercettazione. E in più, ad ogni
indagine che deve fare, affitta un macchinario che non è
proprio, da un’azienda privata. Basterebbe comprarli una
volta, i macchinari per fare le intercettazioni e i costi
verrebbero praticamente azzerati.
Quindi, vi stanno raccontando balle anche quando vi dicono
che questa legge è per risparmiare sui soldi. No, questa
legge è per risparmiare sui processi. A chi? A Berlusconi e
alla classe dirigente. C’è un piccolo problema. Berlusconi
naturalmente ha un processo in corso a Napoli, d’udienza
preliminare, insieme al suo amico Saccà, direttore di Rai
Fiction sospeso, perché? Perché al telefono gli prometteva
aiuti per una sua attività privata, a Saccà, in cambio
dell’assunzione da parte di Saccà di alcune ragazzine,
di alcune ragazzine che interessavano in parte a Berlusconi, e
in parte a un misterioso senatore dell’Unione che un anno
fa, in cambio del piazzamento della ragazzina a Rai Fiction,
a spese nostre, avrebbe fatto cadere il governo Prodi. Pare,
come ha scritto Repubblica ieri, che ci siano altre
telefonate ancora più sfiziose su questo vero e proprio uso
criminoso della televisione pagata con i soldi pubblici.
E allora? Bisogna impedire che vengano fuori, con una legge
che salverà migliaia di criminali, per salvare uno o due
imputati.