Afghanistan, gasdotti e politica globale
Il Grande Gioco
Gazprom e Eni, Putin e Berlusconi, Obama e il suo
Nabucco: come gira l'energia, e la guerra
di Augusto Illuminati
Sorvoliamo attenti il Grande Gioco, come i Compari del Caso
pynchoniani a bordo dell’Inconvenience, e troviamo in diversa combinazione i
medesimi protagonisti: americani, russi, inglesi, tedeschi, turchi, ujguri e
banditi delle steppe. Bisogna studiarlo su quattro dimensioni, non perché
sia uno spazio riemaniano come in Against the Day con la sua invisibile
città sepolta di Shambhala, ma perché sotto il territorio tridimensionale
dell’Asia centrale e dei mari contigui dobbiamo immaginarci i due percorsi
dei gasdotti South Stream e Nabucco, che convogliano i preziosi flussi
energetici verso la Turchia e poi l’Europa: con la sottile differenza che il
primo attraversa territori russi e il secondo no. Dunque South Stream –come
giacimenti e percorso– è soggetto a Gazprom e Putin (e a suoi docili
alleati, Ukraina dunque esclusa), mentre Nabucco (i cui giacimenti peraltro
non sono ancora definiti) scavalcherebbe il controllo russo (ma non quello
turco) e alimenterebbe direttamente l’Europa, senza possibili ricatti né
russi né ukraini. L’Italia, ovverosia l’Eni, è socia ai mezzi di South
Stream (come la Germania lo è di Nord Stream, a presidenza Schröder, che
parte dalla Russia traversando il mare del Nord); entrambe, con molta calma
fruirebbero anche di Nabucco come oggi si alimentano con i gasdotti soggetti
ai capricci invernali ukraini. L’operazione Eni-Gazprom ha per complemento
gli accordi triangolari con Putin e Gheddafi per il gas e il petrolio
libici.
Per questo nelle steppe di Shambhala, fra gli altri avventurieri,
intravediamo dalla nostra aeronave un nanerottolo con il riporto, ma è
proprio lui, il Papi! Il suo precipitarsi prima a Corfù e poi ad Ankara ha
suscitato una certa ilarità, ma in fin dei conti il suo saltellante
protagonismo è plausibile, se si pensa che dietro c’è l’Eni di Scaroni e
dopo tutto anche il rampante cavallerizzo a torso nudo Putin è un fantoccio
di Gazprom. Ma che ne pensa Obama? La geopolitica Usa non è cambiata,
logico, con il cambio di Presidenza. Obama dunque continua a presidiare il
progetto Nabucco e le sue sorgenti in territori poco governati e
corrompibili dell’Asia ex-sovietica. Con la stessa mossa tiene al cappio
l’Europa, almeno quella parte che a differenza di Italia e Germania non ha
altre alternative. Nel gioco rientra il sostegno alla Georgia e soprattutto
la presenza in Afghanistan, costi quel che costi (tanto meglio se una parte
del costo in dollari e sangue è addossata agli Europei). Oltre tutto in tal
modo si tengono sotto pressione India e Cina, che non possono senza permesso
approvvigionarsi del petrolio irakeno e iraniano – dare un’occhiata a Google
Earth per capire. Il pagliaccio che si ficca in mezzo fra Erdogan e Putin,
scammella con Gheddafi e ancora si vanta di aver mediato l’armistizio fra
Russia e Georgia comincia a dar fastidio. Vero che ha buttato qualche
Tornado e blindato Lince in più in Afghanistan, ma a che gioco sta giocando?
Anche con gli iraniani non si capisce. La stampa internazionale (e i
deferenti quotidiani “indipendenti” nazionali) riaprono allora le ostilità,
lasciano filtrare vecchie intercettazioni e foto, cercano di rianimare le
opposizioni in coma.
Dietro questa farsa mediatico-ricattatoria (non riusciamo neppure a
immaginarci quante siano le cimici elettroniche e le escort-spie annesse al
regalo putiniano del famoso “lettone”) c’è però una contraddizione oggettiva
e drammatica: il nostro impegno in Afghanistan. Tutti sanno benissimo che si
tratta di una guerra coloniale e perdente, a sostegno di un alleato (Karzai)
impresentabile, infido e colluso con fondamentalisti e mercanti d’oppio, in
cui per di più l’unico a guadagnare da una sia pur risicata vittoria
sarebbero gli Usa, controllori delle fonti energetiche e dei relativi
condotti, mentre l’Europa paga il prezzo della campagna senza trarne
vantaggi per il rifornimento petrolifero e le esportazioni nell’area
asiatica. Di qui la riluttanza a un impegno reale da parte dei contingenti
italiano e tedesco, mentre funziona (con rilevanti proteste interne) quello
tradizionale inglese. Karzai, nel frattempo, fa il doppio gioco con Iran e
Russia, entrambi interessati soltanto al mantenimento di una fase di stallo,
che logora gli americani senza lasciar accedere al potere gli antipatici
talebani. In Italia le incertezze di Berlusconi e la spaccatura nella
maggioranza fra i tiepidissimi leghisti (contrari a suo tempo anche
all’aggressione contro la Serbia) e i filo-americani alla La Russa producono
il paradosso per cui gli unici favorevoli senza se e senza ma all’intervento
a tutto campo (perfino all’estensione del codice militare per coprire
specificamente gli interventi “in vista della pace”) siano Udc e Pd. Tocca
ai movimenti rilanciare una campagna politica contro la guerra in
Afghanistan, inserendosi in questa contraddizione e non solo agitando la
sempre nobile bandiera della pace e del rifiuto del colonialismo. Non è in
gioco (solo) una causa umanitaria ma anche un interesse beninteso
dell’Europa nella nuova dinamica geopolitica multipolare.
Spostandoci più a Ovest sorvoliamo il tacco dello stivale e, proprio sopra
la Puglia, osserviamo con minore curiosità il Piccolo Gioco. Sono le beghe
interne del Pd, ovvero di come l’astuto D’Alema stia fottendo l’irascibile
Vendola per prendere il potere dentro il Pd dietro lo schermo dell’onesto
Bersani. Anche qui si delinea una bella contraddizione, dato che lo sbocco
naturale di Sinistra e libertà sarebbe stata la confluenza in un Pd
dalemiano, sbarazzato dalle fantasie sulla vocazione egemonica,
socialdemocratico aperto a sinistra. Far fuori così brutalmente l’attuale
leader di SeL non sembra un buon viatico. Sostituirlo con un esponente
dell’Udc, sia la transfuga dal PdL ed efficiente Poli Bortone sia un altro,
indica che il prezzo del recupero a sinistra è l’apertura a destra. Non è
detto che questo travagliato passaggio (sul presupposto del permanente
antagonismo fra Udc e Lega) consenta il mantenimento della presidenza
regionale nel 2010. E’ una vecchia storia: lo scorpione D’Alema sa benissimo
che pungendo la rana che lo traghetta annegherà lui stesso, ma non può far
nulla contro la sua intima natura. Il congresso dilania il Pd e disperde le
forze alla sua sinistra (l’enfatico sostegno bertinottiano a Vendola
assomiglia a una lapide tombale), lasciando campo libero a Berlusconi almeno
per qualche mese. Proprio quelli decisivi per la ripresa delle lotte, che
dunque andranno gestite fuori del quadro asfittico della “sinistra”.
Perchè i Talebani stanno vincendo?
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