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Perché i Talebani stanno vincendo
Fonte:
PeaceReporter del 15.08.09
L'analisi di Kimberly Kagan per Foreign
Policy sulla guerra in Afghanistan: 'Gli ultimi anni sono stati un fiasco
dal punto di vista strategico, ma questa guerra si può ancora vincere'
15 / 8 / 2009
Ci sono tre cose molto interessanti in questo documento: la prima, è che non
viene mai usata la parola "talebani". Difficile che sia un caso. Più
probabile che sia indice di una nuova visione del rapporto tra la politica
estera Usa e gli insorti afgani.
La seconda è che parlando della zona intorno a Lash-Kargah, dove combattono
da anni isoldati inglesi (considerati da tutti gli analisti militari gli
unici che combattono sul serio in quel Paese), la Kagan mette in luce una
contraddizione dove chiede maggiore e più concentrato intervento militare
(come è appunto in quella zona) per ottenere qualche risultato. Ma chi è
stato nell'Hellmand sa bene che non c'è nessun controllo della situazione da
parte delle foze militari straniere in quella zona.
La terza è che, come oramai molti dicono, anche il consigliere del capo di
tutte le forze di occupazione occidentali ammette che il governo di Karzai
non rappresenta il Paese e non è riconosciuto dagli Afgani.
(M.N.)
La guerra in Afghanistan non è andata bene, e non sorprende che gli
americani si sentano frustrati. Molti osservatori indicano, giustamente, dei
segni di progresso: la funzionalità di specifici ministri e programmi del
governo afgano, la lenta crescita dell'esercito nazionale afghano, la
costruzione di grandi infrastrutture come strade e dighe, nonché
miglioramenti agricoli. Tuttavia questi obiettivi non hanno creato le
condizioni che gli Stati Uniti si erano prefissati di raggiungere: uno stato
afghano con un governo competente, considerato legittimo dalla sua
popolazione e capace di difenderla, in modo che l'Afghanistan cessi di
essere un paradiso sicuro per i gruppi terroristici islamici. Infatti, come
ha recentemente suggerito il comandante delle forze della coalizione, il
generale Stanley McChrystal, la situazione mostra segni di deterioramento: i
gruppi ostili afghani rimangono altamente pericolosi, hanno nuovo slancio e
hanno esteso la loro area di operazione. La violenza contro le forze di
coalizione è in crescita. Dunque la domanda è: perché non siamo stati
vittoriosi in Afghanistan?
Anche se ho servito nel team di valutazione di McChrystal, non so come lui
potrebbe rispondere a questa domanda, né posso speculare in base alle sue
raccomandazioni per la strategia che sta portando avanti. Ma dopo molta
ricerca, a cui si aggiungono due visite in Afghanistan quest'anno, credo che
le operazioni militari stiano fallendo perché non c'è stata nessuna
strategia coerente per reprimere, su larga scala, le forze ostili. Anche se
il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha di recente annunciato una
strategia "Af-Pak" (Strategia comune per Afghanistan e Pakistan), la
campagna estiva degli Usa e della coalizione si presenta come nient'altro
che una continuazione della scarna operazione pianificata dal 2008. E
l'inerzia delle attività militari ci dice che sarà difficile cambiare questa
"mastodontica piattaforma" per la maggior parte di quest'anno. Ma dobbiamo
cambiarla, iniziando dalla correzione dei difetti nelle strategie, qui di
seguito elencati, che McChrystal e il suo team hanno ereditato dai loro
predecessori.
1.Combattere nei posti sbagliati
Le forze NATO sono dislocate su tutto l'Afghanistan, perfino nelle aree
Pashtun a sud e a est, invece che concentrate su uno o due obiettivi
pricipali. Una possibile eccezione è Helmand, l'unica provincia in cui sono
schierate due brigate, le forze inglesi e la brigata di spedizione dei
Marines americani. Invece, durante l'invasione in Iraq, gli Stati Uniti
avevano concentrato circa la metà delle loro forze a Baghdad e d'intorni.
Baghdad era cioè il centro di gravità degli scontri. Controllandola, avremmo
vinto; se erano i nemici a controllarla, avremmo perso. Per questo un team
di cinque brigate - grosso modo 25000 uomini - proteggevano una città di
otto milioni di abitanti.
Altri quattro team proteggevano gli accessi meridionali di Baghdad, e almeno
uno, a volte due, team addizionali si occupavano dei sobborghi
settentrionali della città.
Non vi è un facile equivalente di Baghdad in Afghanistan. Lì, gran parte
della popolazione - e delle sommosse - è dispersa in aree rurali. Nondimeno,
alcune zone, come per esempio la città di Kandahar e i distretti intorno a
essa, sono più importanti - per i nemici, per il governo afghano e per noi -
di altre. E ancora, quasi non c'è un qualsivoglia piano per neutralizzare i
rivoltosi, se non in due distretti intorno a Kandahar con un insufficiente
contributo da parte delle forze di sicurezza nazionali afghane. Ancora
peggio, il rapporto tra uomini e popolazione in questi due distretti è di,
approssimativamente, 1 a 44, vicino al minimo richiesto. Una buona
valutazione delle nostre priorità in Afghanistan porterebbe a un'evidente
diversa distribuzione delle forze di coalizione, e anche più efficace.
Questo è senza dubbio il motivo per cui McChrystal di recente ha detto ai
reporter che concentrerà le forze intorno a Kandahar.
2.Combattere in modo sbagliato
Un altro problema è che le forze NATO hanno dato istruzioni su come
combattere le forze ostili meglio di come abbiano poi materialmente fatto.
Quasi tutte le unità NATO nelle aree Pashtun sostengono di proteggere la
popolazione impegnandosi in una serie di operazioni militari note come
"Stabilirsi-Mettere in sicurezza-Controllare-Costruire". Ma le truppe si
sono mosse lungo questa sequenza troppo velocemente. Con riferimento alla
recente esperienza in Iraq, stabilirsi in un area richiede dai 30 ai 45
giorni, mettere in sicurezza quest'area richiede dai 3 ai 6 mesi, e
controllarla richiede ancora più tempo. Con poche eccezioni, le forze NATO
in Afghanistan non hanno mai operato su questi tempi. Generalmente
condensano le prime due operazioni nel giro di poche settimane, per poi
passare prematuramente a quella che loro considerano come la fase di
controllo. Come risultato, la NATO raramente guadagna un controllo
permanente su qualche area e, se ci riesce, questi territori sono così
piccoli da avere solo piccoli effetti sulla resistenza o sulla popolazione.
Il nemico, semplicemente, si allontana e poi ritorna.
In più, la coalizione e le forze afghane sono eccessivamente concentrate
nell'assicurare linee supplementari e nel ridurre la minaccia costituita da
ordigni improvvisati, garantendo supporto tattico invece che contenendo la
guerriglia. Conseguentemente, molte forze - soprattutto afghane - sono
dislocate lungo le tangenziali, le vie principali presenti nello Stato.
Posizioni statiche come queste rappresentano uno spreco di truppe.
Sicuramente, le nostre forze devono essere capaci di manovrare lungo
corridori strategici, ma il modo migliore per garantire ciò è ottenere il
controllo sulle aree popolate, portando lontano dalle tangenziali i nemici
per batterli nei loro santuari e nelle zone che li supportano.
In altri regioni, le forze combattenti stanno cercando di fare le cose
giuste, ma, ancora una volta, nei posti sbagliati. Come ha dimostrato
l'esperienza in Iraq, il successo nel reprimere le sacche di resistenza
spesso comporta la distribuzione di forze dalle basi più grandi alle più
piccole, per vivere tra la popolazione. Ma in alcune zone remote, teatro di
scontri, dell'Afghanistan orientale, come nel Nuristan, dove il nemico ha
poco effetto strategico o operativo, le forze combattenti impegnate sono
troppe. Hanno spostato avanti grandi basi operative, fino ad aree
strategicamente insignificanti, e stabilito piccoli avamposti che riescono
appena a sostenersi da soli: le unità sono troppo piccole per fare qualsiasi
cosa che non sia proteggere il loro avamposto. Un approccio migliore è
quello di concentrare le forze per operazioni di repressione e di correre
rischi maggiori nei luoghi di minore importanza.
3.Combattere sulla base di cattivi presupposti
Quello che troppo spesso determina la scelta del dove portare avanti le
operazioni di "Stabilirsi-Mettere in sicurezza-Controllare-Costruire" è la
prospettiva di condurre poi progetti di sviluppo, e non la sicurezza della
popolazione. Ciò tende a far prevalere l'importante sull'urgente, il
possibile sul necessario. Per esempio, grandi operazioni nell'area
controllata dagli inglesi nell'Helmand sono state intraprese per garantire
lo sviluppo. La diga di Kajaki e la zona di sviluppo agricolo vicino Lashkar
Gah hanno guidato la concentrazione di forze nella provincia e, di fatto, in
tutta la regione meridionale. A est, gli americani hanno costruito strade,
come il passaggio a Khost-Gardez. Questi progetti sono importanti per lo
sviluppo di lungo termine, ma solo a volte importanti per il raggiungimento
dei nostri obiettivi militari e non dovrebbe essere permesso che dettino la
disposizione di scarse risorse militari.
In aggiunta, gli sforzi militari e civili in Afghanistan si muovono su
ipotesi di sviluppo sbagliate. Troppo spesso sottolineano il valore di un
progetto di sviluppo come un modello - come una dimostrazione di competenza
del governo afghano e di buona volontà occidentale. Completando una
specifica diga, per esempio, si può mostrare alla popolazione che il governo
afghano è in generale in grado di fornire servizi; liberare un paese
dimostra che le forze di sicurezza nazionale afghane possono, in linea di
principio, difendere la popolazione. Ma se il modello non è replicato
ampiamente e rapidamente, è semplicemente una dimostrazione di quello che
potrebbe essere realizzato. L'effetto di una dimostrazione non sconfiggerà
la resistenza. O un luogo è sicuro ed ha un governo efficiente, o no. Un
buon piano di repressione riesce attraverso la creazione di sinergie tra
progetti ben localizzati - non identificando un migliaio di punti luminosi e
sperando che formino una presa elettrica.
4. Combattere con successo - o fallire?
Le misurazioni sono importanti in ogni guerra, e sulla base di recenti
rapporti, l'amministrazione Obama sta preparando una nuova serie di
indicatori per misurare se la lotta in Afghanistan sta avendo successo.
Selezionare un buon sistema di misura è importante tanto quanto scartare
quelli non buoni. La violenza contro le forze di coalizione, per esempio, è
un indicatore inaffidabile di successo o fallimento. Da una parte, come
abbiamo visto in Iraq, la violenza contro le forze amiche può aumentare
all'inizio di una controffensiva per riconquistare il controllo delle in
mano al nemico. Nessuna violenza, dall'altra, potrebbe significare che
l'area è completamente controllata dal nemico. Le misurazioni del successo
non sono semplicemente statistiche, e non possono essere determinate
indipendentemente da un piano di campagna, che stabilisce una gerarchia di
compiti e obiettivi.
5. Possiamo vincere?
Alcuni rispondono semplice e forte in senso negativo: sostengono che
l'Afghanistan non è mai stato amministrato centralmente (che è sbagliato) e
che è stato il "cimitero degli imperi" (che è vero solo in una manciata di
casi specifici). Un fallimento non è del tutto inevitabile. La guerra in
Afghanistan ha pagato quasi dall'inizio una mancanza di risorse, in
particolare il tempo e l'attenzione degli alti responsabili politici. Gli
Stati Uniti hanno dato la la priorità alla guerra in Iraq dal 2007 fino al
2009, per una strategia di valide ragioni. Alcune di queste scelte sono
state anche viziate da sbagliate teorie di contrasto della resistenza: il
Segretario della Difesa Robert Gates, per esempio, fraintende l'esperienza
sovietica in Afghanistan, che lo ha portato sempre ad essere contro,
erroneamente, all'aumento del contingente, sostenendo che innalzerebbe il
rischio di fallimento.
Siamo in grado di vincere in Afghanistan, ma solo se rivediamo con
attenzione la campagna e la distribuzione delle risorse. L'aggiunta di
maggiori risorse per l'impegno militare, così come è stato condotto nel
corso degli ultimi anni, senza cambiare radicalmente la sua concezione, la
progettazione ed esecuzione, risulterebbe poco producente. Questo è stato
anche il caso dell'Iraq, e il cambiamento di strategia e dell piano di
campagna che ha fatto seguito, sono stati tanto importanti per il successo
quanto le risorse aggiuntive. Questo spiega perché McChrystal potrebbe
adottare una diversa concezione della campagna - probabilmente richiedendo
ulteriori risorse militari - quando sostiene la sua valutazione formale al
segretario della difesa degli Stati Uniti e al Segretario generale della
NATO per il dopo-elezioni in Afghanistan.
Il fatto che non abbiamo fatto le cose giuste negli ultimi anni passati in
Afghanistan, è in realtà una buona notizia in questo momento. Un tentativo,
fatto con risorse adeguate, di combattere la resistenza non ha fallito in
Afghanistan; semplicemente non è mai stato provato. Quindi, vi sono buoni
motivi per pensare che una tale nuova strategia possa avere successo oggi.
Ma dobbiamo fare in fretta, perché come spesso accade in questo tipo di
guerra, se non stai vincendo, allora stai perdendo.
* Kimberly Kagan è presidente dell 'Istituto per lo Studio della guerra e
l'autrice di The Surge: Una storia militare. Ha viaggiato in Afghanistan due
volte quest'anno per esaminare le operazioni militari, la seconda volta come
parte del team strategico di valutazione del Gen. Stanley McChrystal. Le
opinioni in questo saggio sono sue e non riflettono necessariamente le
opinioni del comandante, della sua squadra, o del team di valutazione.
* Traduzione di Marco Zoppi e Leonardo Troiano
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