Tarantino alla D'Addario: "Devi
tornare a palazzo Grazioli. Lui ti vuole".
Le registrazioni
La Procura di Bari si blinda e
divide l’indagine sull’attività di Gianpaolo Tarantini in tre
fascicoli. Gli accertamenti sulle prostitute portate nelle residenze
di Silvio Berlusconi e quello sulla cocaina che sarebbe stata ceduta
dall’imprenditore pugliese ai propri ospiti sono entrati nella fase
conclusiva e per evitare possibili inquinamenti i magistrati hanno
deciso di stralciarli dal filone iniziale della corruzione. In
questo modo sarà possibile chiudere entro qualche settimana i due
procedimenti e mettere tutti gli atti processuali a disposizione
degli indagati. Anche perché gli ultimi elementi raccolti consentono
di ricostruire nei dettagli i rapporti che legavano lo stesso
Gianpaolo Tarantini al presidente del Consiglio. E di scoprire che
nel settembre scorso, forse per accreditarsi con il premier,
il giovane pugliese riempì due macchine di
ragazze che furono poi trasferite a Palazzo Grazioli.
È pesante l’aria che si respira al Palazzo di Giustizia. Dopo la
pubblicazione sul sito Internet del settimanale L’Espresso delle
registrazioni effettuate da Patrizia D’Addario, si è fatta più forte
la convinzione che chi ha veicolato i nastri avesse tra gli
obiettivi quello di screditare i pubblici ministeri.
E così è toccato al procuratore Emilio
Marzano — che lascerà l’incarico a fine mese — chiarire
che nulla può essere uscito dai suoi uffici. Il comunicato usa un
linguaggio tecnico, ma il contenuto appare fin troppo esplicito:
«Occorre precisare che Patrizia D’Addario, a
seguito delle dichiarazioni rese al pubblico ministero e alla
polizia giudiziaria, ritenne di consegnare agli uffici inquirenti
materiale informatico, ritualmente acquisito e adeguatamente
custodito in pacchi sigillati collocati in una cassaforte blindata
di questo ufficio». Ed ecco il passaggio chiave: «La
pubblicazione di conversazioni asseritamente registrate non è
pertanto riferibile in modo alcuno agli Uffici di Procura, che non
hanno ancora proceduto all’apertura dei plichi sigillati all’ascolto
e alla riproduzione del contenuto del suddetto materiale». Le
registrazioni a cui si riferisce Marzano sono state consegnate l’8
giugno. Ci sono altre sei cassette, che Patrizia ha depositato il 21
giugno e che non sono state ancora rese note. Una, in particolare,
riguarda una telefonata che Tarantini le fece il 27 gennaio scorso —
dunque tre mesi dopo la notte trascorsa con il premier — per
chiederle di tornare a Palazzo Grazioli «perché
lui ti vuole». Ma la donna, come si sente nella
conversazione, rifiutò l’invito.
«Eravamo almeno dieci» - Fino ad
ora il pubblico ministero Giuseppe Scelsi non ha ritenuto di dover
sbobinare i nastri portati da Patrizia perché agli atti processuali
sono già allegate le intercettazioni telefoniche che dimostrano
quale fosse la natura dei rapporti tra Tarantini e il premier. E il
ruolo delle ragazze che l’imprenditore metteva a disposizione. La
prima conferma sul reclutamento delle prostitute sarebbe arrivata da
una signora, interrogata a Roma qualche giorno prima della D’Addario.
Il racconto di Patrizia è riscontrato dalle verifiche su biglietti
aerei e prenotazioni di alberghi, ma anche dalle parole di Barbara
Montereale e Lucia Rossini che erano con lei la notte dell’elezione
di Barack Obama e la lasciarono nella camera da letto del premier.
Il resto l’avrebbe fatto Terry De Niccolò, che Gianpaolo Tarantini
portò nella residenza romana a metà settembre 2008, dunque poche
settimane dopo aver conosciuto Silvio Berlusconi a Villa Certosa.
Le due macchine - Era una delle prime volte, forse addirittura la
prima, ed evidentemente l’imprenditore ci teneva a dimostrare che
lui poteva essere un buon fornitore. Terry è una testimone, ma così
come hanno fatto tutte le altre donne comparse nell’inchiesta, è
assistita da un legale e ha scelto l’avvocato Sabino Strambelli.
Davanti al pubblico ministero la ragazza ha ricordato che, proprio
come accadde a Patrizia, «fui avvertita
soltanto poche ore prima che dovevo partecipare a una festa a Roma,
ma accettai di partire dopo essermi accordata con Gianpaolo».
Anche lei fu sistemata in un albergo di via Margutta, ma prima si
recò all’hotel De Russie «per avere disposizioni sulla serata ».
Anche a lei Tarantini chiese di indossare un vestito nero e un
trucco leggero. Anche a lei furono dati i soldi, 1.000 euro. Ma poi
c’è un dettaglio che bene spiega quale fosse il biglietto da visita
che l’imprenditore aveva deciso di esibire. «Vennero
a prendermi in macchina—ha messo a verbale Terry —. Davanti c’erano
Gianpaolo e l’autista Dino. Dietro c’eravamo io e altre ragazze. Mi
accorsi poco dopo che non eravamo sole, perché ci seguiva una
seconda macchina piena di donne. Alla fine credo fossimo dieci.
Varcammo i cancelli di Palazzo Grazioli e ci fecero aspettare
qualche minuto nell’atrio prima di salire tutte insieme con lui. Nel
salone trovammo Silvio Berlusconi ad aspettarci».
Fiorenza Sarzanini
Corriere delle Sera
Da ieri è possibile ascoltare, semmai qualcuno
avesse ancora qualche dubbio,
le registrazioni. La notizia è stata ripresa da tutti i
giornali e organi di informazione all'estero, ma qui in
Italia...beh, qui in Italia la situazione è diversa. Ieri sera
nessun telegiornale ha dato questa notizia. Neppure accennato.
Ieri l'informazione nel nostro Paese ha lasciato per l'ennesima
volta a desiderare. Si è tappata la bocca, ancora.
Il nostro premier se la spassa con le prostitute e la maggior parte
degli italiani neanche lo sa.