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mescola linfe mortali
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risucchiata dall'Europa
che guarda senza occhi
e che ode senza orecchie
poichè l'interesse
al personale interesse
trae profitto e appaga...

Destati Italia, destati!
Poiché questa è la tua terra
e non appartiene ad altri!

Liberamente tratto da: L'Archivio di Met@forum.it
 


Romani e Masi contro "Annozero" dei record
Santoro: "Il 13 febbraio in piazza a Milano"
da repubblica.it

La puntata di ieri sera, aperta dalla telefonata del dg Rai, seguita da sette milioni di spettatori. Il premier si scaglia contro il conduttore nel corso del Cdm e il ministro scrive all'Agcom. Il direttore generale del servizio pubblico: "La misura è colma". Pd e Idv: "Berlusconi vuole piegare le istituzioni ai suoi interessi"

ROMA - Nuovo record di ascolti per la puntata di ieri sera di Annozero, aperta dalla telefonata in diretta del direttore generale Mauro Masi 1. Un successo, quello della trasmissione di Michele Santoro, che continua ad accompagnarsi a roventi polemiche politiche. Gli schieramenti sono sempre gli stessi: la maggioranza parla di faziosità e violazione delle regole del servizio pubblico, mentre l'opposizione si appella alla libertà di espressione. E mentre divampa lo scontro sul suo programma, il giornalista lancia una manifestazione per il 13 febbraio a Milano: riprendendo durante una conferenza stampa "un appello lanciato da Barbara Spinelli e Marco Travaglio", annunciato: "Il 13 febbraio saremo senza bandiere e simboli di partito davanti al tribunale di Milano in difesa dell'indipendenza della magistratura, della libertà d'espressione, e in difesa dei valori della costituzione". In questo clima il dg della Rai rincara: "La misura è colma" e il ministro delle Comunicazioni Paolo Romani scrive all'Agcom segnalando "violazioni".

VIDEO La telefonata di Masi

Gli ascolti. Annozero ha superato anche l'incontro di Coppa Italia Juventus-Roma: il programma di RaiDue è stato seguito da 7 milioni
e 87 mila telespettatori, con uno share del 25,72%. Su RaiUno oltre sei milioni di ascoltatori per la partita: in particolare, il primo tempo è stato visto da 6 milioni 465 mila telespettatori con il 21,56% di share, il secondo da 6 milioni 187 mila pari al 21,23%.

Il governo. Contro Santoro si scaglia in primo luogo Silvio Berlusconi. "E' la solita trasmissione faziosa", avrebbe detto il premier durante il Consiglio dei ministri di questa mattina, chiedendo l'intervento del ministro delle Comunicazioni Paolo Romani per evitare che programmi di questo genere vadano in onda.

E nel pomeriggio arriva la notizia che Romani ha scritto al presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, per segnalare "recenti accadimenti relativi all'offerta televisiva di programmi di approfondimento dell'informazione della RAI i quali hanno trasmodato in modo evidente i limiti della corretta informazione e, in via mediata, i limiti dell'attività di servizio pubblico demandata alla società in questione". E' a questo punto che il ministro cita le trasmissioni di Annozero del 20 e del 27 gennaio (le stesse su cui hanno chiesto l'intervento i consiglieri dell'Agcom Antonio Martusciello, Stefano Mannoni, Enzo Savarese, Roberto Napoli) in cui si è "dato ampio rilievo ad affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del decoro di eminenti personalità politiche, che sarebbero state proferite da soggetti coinvolti nell'attività di indagine da parte della Magistratura requirente".

Masi. "Voglio premettere sul piano personale - afferma il dg del servizio pubblico in una nota - che per ben due volte e per puro spirito di correttezza aziendale e di rispetto per il mio ruolo ho ritenuto di poter subire nel corso della trasmissione Annozero comportamenti maleducati e inaccettabili". Poi l'affondo: "Ora il limite è stato abbondantemente raggiunto e la misura è colma. Sul piano più rilevante, quello aziendale, ribadisco che è indegna l'attività istruttoria parallela che svolgono taluni sulla televisione del servizio pubblico come se avessero ricevuto chissà quale delega dall'autorità giudiziaria che ancora una volta dovrà verificare l'attendibilità di un teste di accusa che anche ieri sera ha rivelato in diretta televisiva fatti e circostanze oggetto di un procedimento penale ancora in fase di indagine preliminare". Masi ricorda quindi che "Santoro è presente nel Palinsesto Rai non per una libera scelta editoriale ma in forza di due sentenze, come tutti ben sanno molto 'peculiari', dei giudici del lavoro per cui è evidente che una dissociazione a tutela dell'Azienda non può non avvenire nella forma più esplicita". E conclude: "Resto poi convinto che la missione del Servizio Pubblico deve essere ed è tale solo se realmente pluralista e rispettosa di tutte le parti e di tutte le regole. Questa è una battaglia che porterò avanti fino in fondo prendendomi tutte le responsabilità del caso".

L'opposizione. Le prese di posizione governative, suscitano l'immediata reazione del Pd: "Berlusconi vuole piegare ai suoi interessi ogni istituzione di questa nostra Repubblica. Persino il Consiglio dei ministri dove dovrebbero essere prese le decisioni del governo, diventa il pulpito dal quale il premier precipita il Paese nel conflitto permanente lanciando proclami e mettendo la sua persona al centro dell'azione dell'esecutivo", afferma Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd.

Dal leader dell'Idv Antonio Di Pietro arriva una nota dai toni durissimi: "L'Italia dei Valori esprime la propria solidarietà a Michele Santoro e alla redazione di Annozero, vittime ieri di un grave tentativo di intimidazione e censura da parte del direttore generale della Rai. E' fortemente a rischio la democrazia: Berlusconi pretende di imporre ospiti, pubblico e temi, in palese violazione dell'articolo 21 della Costituzione e si serve dei suoi sottoposti per portare avanti questo progetto eversivo".

Presidenza e consiglieri Rai. Paolo Garimberti si sarebbe schierato per il rispetto delle regole ma avrebbe bocciato le valutazioni in diretta tv. "Personalmente - avrebbe detto ai suoi collaboratori - sono convinto che i toni gladiatori non facciano bene alla Rai e che non facciano affatto bene nemmeno alla politica, soprattutto quando parla in televisione e di televisione. Ciò premesso, la libertà editoriale va tutelata in ogni modo ma, ovviamente, deve essere esercitata nel pieno rispetto delle regole. Se e quando giornalisti e conduttori violano queste regole esistono le sedi istituzionali competenti per le valutazioni del caso e tra le sedi istituzionali non rientra certamente la diretta televisiva". "Sono convinto, infine - avrebbe concluso il presidente della Rai - che il supremo interesse dell'azienda Rai sia quello di sottrarla in ogni modo e con ogni mezzo dall'essere oggetto di polemiche e campo di battaglia (prima) e bottino di guerra (poi) della politica".

Dell'opportunità dell'intervento di Masi, dice a Radio Città Futura il consigliere di minoranza nel CdA Rai, Nino Rizzo Nervo, si parlerà nel consiglio di amministrazione fissato per giovedì. A suo avviso, Masi si è comportato da "succedaneo" di Berlusconi: "Siamo abituati alle sortite del presidente del Consiglio, lui le fa e poi i conduttori si regolano come credono. Quando invece è un direttore generale che telefona a una sua trasmissione, o ha il coraggio, ritenendo di essere nel giusto, di prendere delle decisioni, oppure dà l'impressione di averlo fatto per far sapere a qualcuno all'esterno che lui non c'entrava con quello che andava in onda. Così non si fa il direttore generale". Rizzo Nervo si augura pertanto che Masi, "una buona volta, si renda conto della sua imperizia rispetto al ruolo che ricopre e al più presto tolga il disturbo''.

Anche il consigliere di amministrazione Rai Giorgio Van Straten si "dissocia" da Masi: "Di fronte all'imbarazzante telefonata fatta ieri sera da Mauro Masi a Michele Santoro, sento anch'io l'esigenza di dissociarmi, non dalla trasmissione ovviamente, ma da un direttore generale che riesce nello stesso momento a compiere un atto di inaccettabile prevaricazione verso chi fa il proprio mestiere e a mettere in ridicolo se stesso e l'azienda".
(28 gennaio 2011)


Le sei notti di Ruby in villa
e le testimoni sfuggite a Ghedini

Le prove che incastrano Berlusconi. L'avvocato del premier ha tentato di blindare le verità scomode delle ospiti delle feste a Villa San Martino. Quei bunga bunga con le ragazze vestite da poliziotte.
di Giuseppe D'Avanzo

L'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.

Testimoni che non mentono.Che rispondono con lealtà alle domande della magistratura. Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l'accusa di concussione e soprattutto di "favoreggiamento della prostituzione minorile" (un reato punito con la reclusione da sei a dodici anni). Bisogna seguire Ghedini perché è lui - l'avvocato - che, nonostante le risorse, l'impegno e la tenacia, manca clamorosamente il colpo. Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che "ospita" un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel "terminale". Le tracce che si lascia dietro un cellulare possono "raccontare" la vita, gli incontri, le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone.

Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani tutte le ragioni per sentirsi molto preoccupato. Ruby - minorenne - è in questura, quella notte. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso. Quella Ruby, che il Sovrano presenta come "la nipote di Mubarak" agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo. È facile all'ira, se trascurata. Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va "fuori di testa" e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby - Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi - è da tre mesi "la favorita" del Sultano. Lo sappiamo. Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità per "liberare" Ruby. Convince i funzionari della questura a qualche mossa "indebita" (nasce qui l'accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti.

La storia, come l'angoscia del Cavaliere, è soltanto all'inizio. Dopo qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno che gira ad Arcore per l'esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo. Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori. Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un varco laterale. Dice Ruby ai pubblici ministeri: "Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e - uomini - soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al "bunga bunga". (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell'idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis".

Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora. Minimizza all'inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto. Mora comprende che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier. Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle "serate del presidente".

Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere "le serate" di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti" che il Cavaliere organizza. Anche nell'ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli sarebbe l'"utilizzatore finale". Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe meglio "documentare" che in quelle allegre serate il sesso non c'è. Ecco la missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di procedura penale regola "l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma dell'insussistenza del "fatto". Lasciamo in un canto qui l'abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga" presidenziali, sono convocate - addirittura a Villa san Martino - e trovano Ghedini. L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo. Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell'affaire perché ora conta l'abbaglio in cui incappa Ghedini. L'avvocato colleziona le testimonianze delle "ragazze", diciamo così dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro. Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare né con lo spettacolo né con la prostituzione.

Come la testimone A, ad esempio. È un'amica di Nicole Minetti. Le cose stanno così. La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo. Anche quando Nicole, all'esame di maturità viene bocciata, non si perdono di vista. Una di loro - "assomiglia come tipo alla Carfagna", dicono - si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia. Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010. Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione. Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà da vicino della sua serata ad Arcore.

A sarà interrogata (la prelevano all'università alla fine di un esame) e conferma l'"imbarazzante serata", parole sue. B non sarà interrogata (quel che può sapere lo si è già ascoltato nell'intercettazione dalla viva voce dell'amica che le racconta la sua notte dal presidente). C sarà convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura. È seria, motivata, estranea all'ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte.

È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia. Raggiungono due stelline dello spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via verso Villa san Martino. All'ingresso è sufficiente il nome - "Minetti" - per superare i controlli di polizia. A cena 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po' noiosa. Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro. È soltanto un preludio. Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano - dicono A e B - "la sala del bunga bunga". È più o meno una discoteca, un banco con l'asta per la pole dance, divani, divanetti, "camerini" dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere "convincenti", "spregiudicate", disinvolte e molto disinibite ché le performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).

Dopo il "bunga bunga", si risale in un'altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà per la notte. A racconta che qui l'atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E' il momento clou della serata. Chi sarà la favorita? Chi resterà? Chi avrà l'opportunità di "guadagnare" di più? Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. Il premier - ancora in un'altra stanza - congeda chi va via. E' qui che accoglie la giovane A. C'è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita.

A dice: "No!".

Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: "Perché?".

A rincara: "Mi sono sentita imbarazzata" (Dirà meglio alle amiche: "Quello è malato, si vede che è un malato!").
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta con quattro fogli da 500 euro. In auto sarà rimproverata dalla Minetti: "Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto".

Queste testimonianze, sfuggite all'occhiuto Ghedini, non dicono soltanto delle "serate rilassanti" del presidente. Chiudono un cerchio. Le intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama Lele Mora e gli dà il via: "Stasera bunga bunga". Mora si muove. Convoca stelline e prostitute. Sono consapevoli del "mestiere" di quelle giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la notte. Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del "bunga bunga", l'amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella "stanza dedicata" il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro "per la notte". E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo, le telefonate della "ragazze". Si sono affannate a capire chi ha avuto quanto e perché più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che cosa ha detto. Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La risposta sempre uguale: "Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò". E richiama, richiama sempre o per dire che "no, non ha ottenuto l'autorizzazione" o "va bene, la busta è pronta". Queste scene devono avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto sesso con Berlusconi? Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, "clienti" di Ruby prima e dopo i mesi del "capriccio" del Sovrano) e soprattutto con l'ascolto telefonico della ragazza. In una conversazione, un amico la prende in giro: "E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia". "No, caro mio - risponde la "nipote di Mubarak" - Noemi per lui era un angelo, io per lui sono..." È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san Martino. I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino, quando però la ragazza - non ha mentito - torna a casa intorno alle 3 del mattino).

Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede l'accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni. È sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell'art. 600-bis? Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale. Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma ("Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà rispondere del secondo comma: "Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164". Qui si deve dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l'abitudine del Cavaliere a farsi "utilizzatore finale" della prostituzione. Perché, è vero, che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne è imputabile, eccome. Anche se non c'è stato "atto sessuale" in quanto, per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come "atto sessuale", in soldoni, anche una "palpazione concupiscente". 

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Mentre Berlusconi va a mignotte l'Italia va a puttane.


Scrive Giuseppe D’Avanzo oggi, su Repubblica: Berlusconi non è una delle cause del collasso politico in Italia, bensì uno dei prodotti. E allora sorge, legittima e pungente, la domanda: di quanto altro è, il prodotto? Non condividere l’operato e le scelte berlusconiane non significa necessariamente allinearsi alla schiera degli anti-berlusconiani in toto: possiamo giudicare la sua politica e i suoi contesti secondo categorie critiche, senza votarci per forza al disprezzo disgustato della sua figura. Detto questo, eccoci l’Italia di oggi ventiquattro giugno duemilanove: non fa troppo caldo, e reduci da consultazioni sbiadite da astensionismi e quorum mancati si lavora, e si va al mare. Il premier è sulle prime pagine di tutti i giornali esteri, non su quelli italiani: un silenzio (sbigottito?) avvolge un’opinione pubblica che non è mai stata tanto vessata e accusata. Noemi che compie diciott’anni, frequentazioni dubbie, escort e colorati giardini sardi, foto scattate e pubblicate nella non troppo lontana Spagna, intercettazioni, ammissioni, dati di fatto: Silvio Berlusconi, forse, non è mai stato tanto vicino alla definitiva caduta, personale e politica. Che, parlando di lui, non possono che coincidere. Ciò che raccapriccia il cittadino pensante e libero sono, essenzialmente, due cose. Primo: forse si è davvero arrivati a un punto di non ritorno, e ben venga, forse finalmente la fanghiglia esplosiva in cui si dibatte il Paese detonerà una volta per tutte e si potrà tornare a respirare aria pulita; però come, ci siamo arrivati. Siamo un’Italia che ingoia comportamenti anti-costituzionali, soppressioni di libertà di stampa, delegittimazioni dei poteri legislativi, leggi ad personam e corruzione? Sì. Siamo capaci di chiudere gli occhi allo stesso modo davanti a variopinti scenari che ci mostrano un Presidente del Consiglio che s’intrattiene allegramente con minorenni e prostitute? No. Per cui: di cosa c’importa davvero? Qual è la decenza cui teniamo? Non, a quanto pare, la decenza del senso dello Stato. Sì, invece, quella del privato che si fa indecenza pubblica, e disgusta trasversalmente una società intera. La seconda cosa che sgomenta il cittadino pensante è il disarmante comportamento di Berlusconi davanti a tutto questo. In un altro Paese europeo, il premier avrebbe già dato le dimissioni. E invece Silvio Berlusconi s’indigna e accusa stampa e magistratura e avversari politici di un fantomatico complotto, mortificando (perché sì, questa è una mortificazione) l’intelligenza dei suoi concittadini, ritenendoli – a quanto pare – troppo stupidi per capire ciò che è accaduto. Non da ultimo, ritiene che basti una patinatissima intervista concessa a un giornale di gossip, Chi, per ripulire immagine e autorità. Ora. Ora guarderemo le evoluzioni di questo groviglio, pefettamente italiano, di cattiva politica, soldi e sesso, aspetteremo di vedere fino a che punto l’Italia potrà crogiolarsi in questa melma. Perché melma è, e bisogna dirlo ad alta voce. In questo giugno fresco di vento e abbozzi d’estate, nessuno vorrebbe vederci così: ma siamo, ormai, così. Le colpe esistono, e dovranno essere assegnate, senza buonismo gratuito, e l’Italia forse dovrà implodere davvero, per lavare via le tracce di ciò che le è stato fatto. Abbiamo perso il senso dello Stato, abbiamo distorto la vera natura della politica, della partecipazione civica: siamo diventati un popolo stanco e pessimista, e Silvio Berlusconi dovrebbe avere l’intelligenza umana e civile di ritirarsi prima che davvero l’Italia perda ogni barlume di credibilità. Intanto, se vogliamo, facciamo tutti una bella cosa: facciamoci tatuare sulla faccia cinquantasei stelline, come quella ragazza belga, Kimberly Vlaemink, e poi accusiamo il tatuatore di avercene fatte ben cinquantatrè in più. Poi ammettiamo di aver mentito, e tutto per paura della reazione dei nostri genitori. Vedremo se qualcuno, tra i vari Berlusconi e soci, avrà mai paura della nostra reazione, una volta ammesso di aver macchiato così tanto l’Italia per volontà propria, e non per pessimi scherzi di qualche capro espiatorio scelto con cura e cinismo. La battuta che gira in questi giorni, amarissima, è questa: mentre il premier va a mignotte, l’Italia continua ad andare a puttane. Mai senso dell’umorismo fu più tristemente realista.

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Trisoglio Claudio - Pforzheim
In risposta a Giuseppe D'Avanzo

Pochi italiani sono al corrente della vera storia di berlusconi. Perche le varie forze di opposizione non si uniscono e fanno una campagna per informare i cittadini, invece di cercare dialogo e cretinate varie? In fondo, da quello che ho letto in una famosa riunione con i suoi collaboratori, disse, "o andiamo tutti in galera o facciamo politica" tradotto: "ci facciamo un paio di leggi ad personam e ci salviamo" e cosi hanno fatto.
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Roberto Molinari
Caro Trisoglio, ti rispondo io: anche tu sei di quelli che non hanno capito che su internet non si possono più dichiarare cose non veritiere. Se ciò che affermi è vero, "DEVI" citare la fonte! Devi dire DOVE l'hai letto! Se non lo sai o non lo ricordi, ASTIENITI dall'affermarlo: non ti si può credere sulla parola. Potresti anche essere un troll dell'estrema sinistra, o chiunque altro, pagato per diffondere spazzatura, capisci?
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