Destati Italia Destati, risvegliamo l'Italia, iniziativa per scuotere l'Italia dal torpore e dal malcostume, situazione politica, villa Certosa, commenti, opinioni
In questa terra Bellissima
dove il potere dilaga
marcendo nel suo male
quello storico male
in cui affondano
le radici piagate
dell'alta corruzione
e della vile falsità
e dove l'odio razziale
mescola linfe mortali
in una siffatta società
risucchiata dall'Europa
che guarda senza occhi
e che ode senza orecchie
poichè l'interesse
al personale interesse
trae profitto e appaga...
Destati Italia, destati!
Poiché questa è la tua terra
e non appartiene ad altri!
Romani e
Masi contro "Annozero" dei record
Santoro: "Il 13
febbraio in piazza a Milano"
da
repubblica.it
La puntata di ieri sera,
aperta dalla telefonata del dg Rai, seguita da sette milioni di spettatori.
Il premier si scaglia contro il conduttore nel corso del Cdm e il ministro
scrive all'Agcom. Il direttore generale del servizio pubblico: "La misura è
colma". Pd e Idv: "Berlusconi vuole piegare le istituzioni ai suoi
interessi"
ROMA - Nuovo record di ascolti per la puntata di ieri sera di Annozero,
aperta dalla telefonata in diretta del direttore generale Mauro Masi 1. Un
successo, quello della trasmissione di Michele Santoro, che continua ad
accompagnarsi a roventi polemiche politiche. Gli schieramenti sono sempre
gli stessi: la maggioranza parla di faziosità e violazione delle regole del
servizio pubblico, mentre l'opposizione si appella alla libertà di
espressione. E mentre divampa lo scontro sul suo programma, il giornalista
lancia una manifestazione per il 13 febbraio a Milano: riprendendo durante
una conferenza stampa "un appello lanciato da Barbara Spinelli e Marco
Travaglio", annunciato: "Il 13 febbraio saremo senza bandiere e simboli di
partito davanti al tribunale di Milano in difesa dell'indipendenza della
magistratura, della libertà d'espressione, e in difesa dei valori della
costituzione". In questo clima il dg della Rai rincara: "La misura è colma"
e il ministro delle Comunicazioni Paolo Romani scrive all'Agcom segnalando
"violazioni".
VIDEO La
telefonata di Masi
Gli ascolti. Annozero ha
superato anche l'incontro di Coppa Italia Juventus-Roma: il programma di
RaiDue è stato seguito da 7 milioni
e 87 mila telespettatori, con uno share del 25,72%. Su RaiUno oltre sei
milioni di ascoltatori per la partita: in particolare, il primo tempo è
stato visto da 6 milioni 465 mila telespettatori con il 21,56% di share, il
secondo da 6 milioni 187 mila pari al 21,23%.
Il governo. Contro Santoro si scaglia in primo luogo Silvio Berlusconi. "E'
la solita trasmissione faziosa", avrebbe detto il premier durante il
Consiglio dei ministri di questa mattina, chiedendo l'intervento del
ministro delle Comunicazioni Paolo Romani per evitare che programmi di
questo genere vadano in onda.
E nel pomeriggio arriva la notizia che Romani ha scritto al presidente
dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, per
segnalare "recenti accadimenti relativi all'offerta televisiva di programmi
di approfondimento dell'informazione della RAI i quali hanno trasmodato in
modo evidente i limiti della corretta informazione e, in via mediata, i
limiti dell'attività di servizio pubblico demandata alla società in
questione". E' a questo punto che il ministro cita le trasmissioni di
Annozero del 20 e del 27 gennaio (le stesse su cui hanno chiesto
l'intervento i consiglieri dell'Agcom Antonio Martusciello, Stefano Mannoni,
Enzo Savarese, Roberto Napoli) in cui si è "dato ampio rilievo ad
affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della
dignità e del decoro di eminenti personalità politiche, che sarebbero state
proferite da soggetti coinvolti nell'attività di indagine da parte della
Magistratura requirente".
Masi. "Voglio premettere sul piano personale - afferma il dg del servizio
pubblico in una nota - che per ben due volte e per puro spirito di
correttezza aziendale e di rispetto per il mio ruolo ho ritenuto di poter
subire nel corso della trasmissione Annozero comportamenti maleducati e
inaccettabili". Poi l'affondo: "Ora il limite è stato abbondantemente
raggiunto e la misura è colma. Sul piano più rilevante, quello aziendale,
ribadisco che è indegna l'attività istruttoria parallela che svolgono taluni
sulla televisione del servizio pubblico come se avessero ricevuto chissà
quale delega dall'autorità giudiziaria che ancora una volta dovrà verificare
l'attendibilità di un teste di accusa che anche ieri sera ha rivelato in
diretta televisiva fatti e circostanze oggetto di un procedimento penale
ancora in fase di indagine preliminare". Masi ricorda quindi che "Santoro è
presente nel Palinsesto Rai non per una libera scelta editoriale ma in forza
di due sentenze, come tutti ben sanno molto 'peculiari', dei giudici del
lavoro per cui è evidente che una dissociazione a tutela dell'Azienda non
può non avvenire nella forma più esplicita". E conclude: "Resto poi convinto
che la missione del Servizio Pubblico deve essere ed è tale solo se
realmente pluralista e rispettosa di tutte le parti e di tutte le regole.
Questa è una battaglia che porterò avanti fino in fondo prendendomi tutte le
responsabilità del caso".
L'opposizione. Le prese di posizione governative, suscitano l'immediata
reazione del Pd: "Berlusconi vuole piegare ai suoi interessi ogni
istituzione di questa nostra Repubblica. Persino il Consiglio dei ministri
dove dovrebbero essere prese le decisioni del governo, diventa il pulpito
dal quale il premier precipita il Paese nel conflitto permanente lanciando
proclami e mettendo la sua persona al centro dell'azione dell'esecutivo",
afferma Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd.
Dal leader dell'Idv Antonio Di Pietro arriva una nota dai toni durissimi:
"L'Italia dei Valori esprime la propria solidarietà a Michele Santoro e alla
redazione di Annozero, vittime ieri di un grave tentativo di intimidazione e
censura da parte del direttore generale della Rai. E' fortemente a rischio
la democrazia: Berlusconi pretende di imporre ospiti, pubblico e temi, in
palese violazione dell'articolo 21 della Costituzione e si serve dei suoi
sottoposti per portare avanti questo progetto eversivo".
Presidenza e consiglieri Rai. Paolo Garimberti si sarebbe schierato per il
rispetto delle regole ma avrebbe bocciato le valutazioni in diretta tv.
"Personalmente - avrebbe detto ai suoi collaboratori - sono convinto che i
toni gladiatori non facciano bene alla Rai e che non facciano affatto bene
nemmeno alla politica, soprattutto quando parla in televisione e di
televisione. Ciò premesso, la libertà editoriale va tutelata in ogni modo
ma, ovviamente, deve essere esercitata nel pieno rispetto delle regole. Se e
quando giornalisti e conduttori violano queste regole esistono le sedi
istituzionali competenti per le valutazioni del caso e tra le sedi
istituzionali non rientra certamente la diretta televisiva". "Sono convinto,
infine - avrebbe concluso il presidente della Rai - che il supremo interesse
dell'azienda Rai sia quello di sottrarla in ogni modo e con ogni mezzo
dall'essere oggetto di polemiche e campo di battaglia (prima) e bottino di
guerra (poi) della politica".
Dell'opportunità dell'intervento di Masi, dice a Radio Città Futura il
consigliere di minoranza nel CdA Rai, Nino Rizzo Nervo, si parlerà nel
consiglio di amministrazione fissato per giovedì. A suo avviso, Masi si è
comportato da "succedaneo" di Berlusconi: "Siamo abituati alle sortite del
presidente del Consiglio, lui le fa e poi i conduttori si regolano come
credono. Quando invece è un direttore generale che telefona a una sua
trasmissione, o ha il coraggio, ritenendo di essere nel giusto, di prendere
delle decisioni, oppure dà l'impressione di averlo fatto per far sapere a
qualcuno all'esterno che lui non c'entrava con quello che andava in onda.
Così non si fa il direttore generale". Rizzo Nervo si augura pertanto che
Masi, "una buona volta, si renda conto della sua imperizia rispetto al ruolo
che ricopre e al più presto tolga il disturbo''.
Anche il consigliere di amministrazione Rai Giorgio Van Straten si
"dissocia" da Masi: "Di fronte all'imbarazzante telefonata fatta ieri sera
da Mauro Masi a Michele Santoro, sento anch'io l'esigenza di dissociarmi,
non dalla trasmissione ovviamente, ma da un direttore generale che riesce
nello stesso momento a compiere un atto di inaccettabile prevaricazione
verso chi fa il proprio mestiere e a mettere in ridicolo se stesso e
l'azienda".
(28 gennaio 2011)
Le sei notti di Ruby in
villa
e le testimoni sfuggite a Ghedini
Le prove che incastrano Berlusconi.
L'avvocato del premier ha tentato di blindare le verità scomode delle ospiti
delle feste a Villa San Martino. Quei bunga bunga con le ragazze vestite da
poliziotte.
di Giuseppe D'Avanzo
L'avvocato
di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine
dell'estate e l'inizio dell'autunno, ma non ha preso in considerazione che
al mondo esistono anche donne normali.
Testimoni che non mentono.Che rispondono con lealtà alle domande della
magistratura. Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa
che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre
il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l'accusa di concussione e
soprattutto di "favoreggiamento della prostituzione minorile" (un reato
punito con la reclusione da sei a dodici anni). Bisogna seguire Ghedini
perché è lui - l'avvocato - che, nonostante le risorse, l'impegno e la
tenacia, manca clamorosamente il colpo. Si lascia sfuggire qualche testimone
risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare
analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la
localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che
"ospita" un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta
metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel "terminale". Le tracce che
si lascia dietro un cellulare possono "raccontare" la vita, gli incontri, le
relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone.
Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di
Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani
tutte le ragioni per sentirsi molto preoccupato. Ruby - minorenne - è in
questura, quella notte. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una
prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è
finito in un guaio grosso. Quella Ruby, che il Sovrano presenta come "la
nipote di Mubarak" agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo.
È facile all'ira, se trascurata. Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella
notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va "fuori di
testa" e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby -
Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi - è da tre mesi "la favorita" del
Sultano. Lo sappiamo. Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente
tutta la sua autorità per "liberare" Ruby. Convince i funzionari della
questura a qualche mossa "indebita" (nasce qui l'accusa di concussione):
Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole
Minetti.
La storia, come l'angoscia del Cavaliere, è soltanto all'inizio. Dopo
qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno
che gira ad Arcore per l'esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è
stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in
agosto. Che cosa ha detto? Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo.
Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e
novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori. Non
dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a
prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella
dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci
sono i carabinieri, ma da un varco laterale. Dice Ruby ai pubblici
ministeri: "Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina
di ragazze e - uomini - soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non
rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con
un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva
regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai
con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi,
raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe
piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che
me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non
avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e
dopo partecipai per la prima volta al "bunga bunga". (Ruby descrive agli
stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io
ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a
Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io
indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella
vasca dell'idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una
cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse
che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano
Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis".
Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora. Minimizza all'inizio.
Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto. Mora comprende che la ragazza non
dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier.
Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo.
Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello
studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la
questione delle "serate del presidente".
Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere "le serate" di Silvio Berlusconi.
Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti
stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave,
caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va
dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che
non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie
per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per
favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre
amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti"
che il Cavaliere organizza. Anche nell'ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli
sarebbe l'"utilizzatore finale". Anche se si scoprisse che le sue ospiti
sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a
conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe
meglio "documentare" che in quelle allegre serate il sesso non c'è. Ecco la
missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon
anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua
iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di procedura
penale regola "l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha
ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento
penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara
le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma dell'insussistenza del
"fatto". Lasciamo in un canto qui l'abuso di potere che si intravede: decine
di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga"
presidenziali, sono convocate - addirittura a Villa san Martino - e trovano
Ghedini. L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del
presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha
fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte.
Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in
casa del grande tycoon, a un metro dal cielo. Arrivate a quel punto,
potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del
consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell'affaire perché ora
conta l'abbaglio in cui incappa Ghedini. L'avvocato colleziona le
testimonianze delle "ragazze", diciamo così dello spettacolo o le giovani e
giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro.
Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state
anche donne che non hanno nulla a che fare né con lo spettacolo né con la
prostituzione.
Come la testimone A, ad esempio. È un'amica di Nicole Minetti. Le cose
stanno così. La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo. Anche
quando Nicole, all'esame di maturità viene bocciata, non si perdono di
vista. Una di loro - "assomiglia come tipo alla Carfagna", dicono - si
laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia. Minetti
la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010. Il 20 la giovane
donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta
tutto al telefono in una lunga conversazione. Alla seconda, che chiameremo
C, dice invece che gliene parlerà da vicino della sua serata ad Arcore.
A sarà interrogata (la prelevano all'università alla fine di un esame) e
conferma l'"imbarazzante serata", parole sue. B non sarà interrogata (quel
che può sapere lo si è già ascoltato nell'intercettazione dalla viva voce
dell'amica che le racconta la sua notte dal presidente). C sarà convocata da
Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di
affrontare il concorso in magistratura. È seria, motivata, estranea
all'ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del
documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte.
È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a
Segrate, Milano 2. Si cambia. Raggiungono due stelline dello spettacolo
televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via
verso Villa san Martino. All'ingresso è sufficiente il nome - "Minetti" -
per superare i controlli di polizia. A cena 20/25 ragazze, più della metà
straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile Emilio Fede, Carlo
Rossella, presidente di Medusa. Cena un po' noiosa. Parla sempre il
presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a
ridere e a cantare in coro. È soltanto un preludio. Dopo cena, si scende in
quella che tutti chiamano - dicono A e B - "la sala del bunga bunga". È più
o meno una discoteca, un banco con l'asta per la pole dance, divani,
divanetti, "camerini" dove le ragazze si travestono da infermiere, da
poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease
(stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere
"convincenti", "spregiudicate", disinvolte e molto disinibite ché le
performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte
(allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).
Dopo il "bunga bunga", si risale in un'altra sala dove Berlusconi sceglie e
comunica chi rimarrà per la notte. A racconta che qui l'atmosfera si fa
elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E' il
momento clou della serata. Chi sarà la favorita? Chi resterà? Chi avrà
l'opportunità di "guadagnare" di più? Non è che chi ritorna a casa va via
con le mani vuote. Il premier - ancora in un'altra stanza - congeda chi va
via. E' qui che accoglie la giovane A. C'è anche la Minetti. Berlusconi le
chiede se si è divertita.
A dice: "No!".
Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: "Perché?".
A rincara: "Mi sono sentita imbarazzata" (Dirà meglio alle amiche: "Quello è
malato, si vede che è un malato!").
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta con
quattro fogli da 500 euro. In auto sarà rimproverata dalla Minetti: "Sei
stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto".
Queste testimonianze, sfuggite all'occhiuto Ghedini, non dicono soltanto
delle "serate rilassanti" del presidente. Chiudono un cerchio. Le
intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama
Lele Mora e gli dà il via: "Stasera bunga bunga". Mora si muove. Convoca
stelline e prostitute. Sono consapevoli del "mestiere" di quelle giovani
donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la
notte. Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del "bunga
bunga", l'amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già
preparato e lasciato nella "stanza dedicata" il numero necessario di buste
con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza
ai diecimila euro "per la notte". E non sempre finisce così. Spinelli riceve
anche dopo, le telefonate della "ragazze". Si sono affannate a capire chi ha
avuto quanto e perché più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto,
che cosa ha detto. Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il
segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La
risposta sempre uguale: "Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò". E
richiama, richiama sempre o per dire che "no, non ha ottenuto
l'autorizzazione" o "va bene, la busta è pronta". Queste scene devono avere
ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto
sesso con Berlusconi? Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con
altri testimoni (amici di Ruby, "clienti" di Ruby prima e dopo i mesi del
"capriccio" del Sovrano) e soprattutto con l'ascolto telefonico della
ragazza. In una conversazione, un amico la prende in giro: "E così, Ruby,
hai preso il posto di Noemi Letizia". "No, caro mio - risponde la "nipote di
Mubarak" - Noemi per lui era un angelo, io per lui sono..." È ancora il
telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante
volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san
Martino. I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella
di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore
anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei
giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio,
San Valentino, quando però la ragazza - non ha mentito - torna a casa
intorno alle 3 del mattino).
Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede
l'accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la
paga per la sua presenza notturna in sei occasioni. È sufficiente per
contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione
minorile alla luce del secondo comma dell'art. 600-bis? Bisogna farsi
aiutare dalla lettura del codice penale. Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole
Minetti risponderanno del primo comma ("Chiunque induce alla prostituzione
una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o
sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e
con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà rispondere del secondo
comma: "Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti
sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni,
in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione
da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164". Qui si deve
dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l'abitudine del
Cavaliere a farsi "utilizzatore finale" della prostituzione. Perché, è vero,
che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne
è imputabile, eccome. Anche se non c'è stato "atto sessuale" in quanto, per
giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come "atto
sessuale", in soldoni, anche una "palpazione concupiscente".
Mentre Berlusconi va a mignotte l'Italia va a puttane.
Scrive Giuseppe D’Avanzo oggi, su
Repubblica:
Berlusconi non è una delle cause del collasso politico in Italia, bensì uno
dei prodotti. E allora sorge, legittima e pungente, la domanda: di quanto
altro è, il prodotto? Non condividere l’operato e le scelte berlusconiane
non significa necessariamente allinearsi alla schiera degli
anti-berlusconiani in toto: possiamo giudicare la sua politica e i suoi
contesti secondo categorie critiche, senza votarci per forza al disprezzo
disgustato della sua figura. Detto questo, eccoci l’Italia di oggi
ventiquattro giugno duemilanove: non fa troppo caldo, e reduci da
consultazioni sbiadite da astensionismi e quorum mancati si lavora, e si va
al mare. Il premier è sulle prime pagine di tutti i giornali esteri, non su
quelli italiani: un silenzio (sbigottito?) avvolge un’opinione pubblica che
non è mai stata tanto vessata e accusata. Noemi che compie diciott’anni,
frequentazioni dubbie, escort e colorati giardini sardi, foto scattate e
pubblicate nella non troppo lontana Spagna, intercettazioni, ammissioni,
dati di fatto: Silvio Berlusconi, forse, non è mai stato tanto vicino alla
definitiva caduta, personale e politica. Che, parlando di lui, non possono
che coincidere. Ciò che raccapriccia il cittadino pensante e libero sono,
essenzialmente, due cose. Primo: forse si è davvero arrivati a un punto di
non ritorno, e ben venga, forse finalmente la fanghiglia esplosiva in cui si
dibatte il Paese detonerà una volta per tutte e si potrà tornare a respirare
aria pulita; però come, ci siamo arrivati. Siamo un’Italia che ingoia
comportamenti anti-costituzionali, soppressioni di libertà di stampa,
delegittimazioni dei poteri legislativi, leggi ad personam e corruzione? Sì.
Siamo capaci di chiudere gli occhi allo stesso modo davanti a variopinti
scenari che ci mostrano un Presidente del Consiglio che s’intrattiene
allegramente con minorenni e prostitute? No. Per cui: di cosa c’importa
davvero? Qual è la decenza cui teniamo? Non, a quanto pare, la decenza del
senso dello Stato. Sì, invece, quella del privato che si fa indecenza
pubblica, e disgusta trasversalmente una società intera. La seconda cosa che
sgomenta il cittadino pensante è il disarmante comportamento di Berlusconi
davanti a tutto questo. In un altro Paese europeo, il premier avrebbe già
dato le dimissioni. E invece Silvio Berlusconi s’indigna e accusa stampa e
magistratura e avversari politici di un fantomatico complotto, mortificando
(perché sì, questa è una mortificazione) l’intelligenza dei suoi
concittadini, ritenendoli – a quanto pare – troppo stupidi per capire ciò
che è accaduto. Non da ultimo, ritiene che basti una patinatissima
intervista concessa a un giornale di gossip, Chi, per ripulire immagine e
autorità. Ora. Ora guarderemo le evoluzioni di questo groviglio,
pefettamente italiano, di cattiva politica, soldi e sesso, aspetteremo di
vedere fino a che punto l’Italia potrà crogiolarsi in questa melma. Perché
melma è, e bisogna dirlo ad alta voce. In questo giugno fresco di vento e
abbozzi d’estate, nessuno vorrebbe vederci così: ma siamo, ormai, così. Le
colpe esistono, e dovranno essere assegnate, senza buonismo gratuito, e
l’Italia forse dovrà implodere davvero, per lavare via le tracce di ciò che
le è stato fatto. Abbiamo perso il senso dello Stato, abbiamo distorto la
vera natura della politica, della partecipazione civica: siamo diventati un
popolo stanco e pessimista, e Silvio Berlusconi dovrebbe avere
l’intelligenza umana e civile di ritirarsi prima che davvero l’Italia perda
ogni barlume di credibilità. Intanto, se vogliamo, facciamo tutti una bella
cosa: facciamoci tatuare sulla faccia cinquantasei stelline, come quella
ragazza belga, Kimberly Vlaemink, e poi accusiamo il tatuatore di avercene
fatte ben cinquantatrè in più. Poi ammettiamo di aver mentito, e tutto per
paura della reazione dei nostri genitori. Vedremo se qualcuno, tra i vari
Berlusconi e soci, avrà mai paura della nostra reazione, una volta ammesso
di aver macchiato così tanto l’Italia per volontà propria, e non per pessimi
scherzi di qualche capro espiatorio scelto con cura e cinismo. La battuta
che gira in questi giorni, amarissima, è questa: mentre il premier va a
mignotte, l’Italia continua ad andare a puttane. Mai senso dell’umorismo fu
più tristemente realista.
Trisoglio Claudio - Pforzheim
In risposta a Giuseppe D'Avanzo
Pochi italiani sono al corrente della vera storia di berlusconi. Perche
le varie forze di opposizione non si uniscono e fanno una campagna per
informare i cittadini, invece di cercare dialogo e cretinate varie? In
fondo, da quello che ho letto in una famosa riunione con i suoi
collaboratori, disse, "o andiamo tutti in galera o facciamo politica"
tradotto: "ci facciamo un paio di leggi ad personam e ci salviamo" e cosi
hanno fatto.
Rispondi a
Trisoglio Claudio |
Esprimi la tua opinione.
Roberto Molinari
Caro Trisoglio, ti rispondo io: anche tu sei di quelli che non hanno
capito che su internet non si possono più dichiarare cose non veritiere. Se
ciò che affermi è vero,
"DEVI" citare la fonte! Devi dire DOVE
l'hai letto! Se non lo sai o non lo ricordi, ASTIENITI dall'affermarlo: non
ti si può credere sulla parola. Potresti anche essere un troll dell'estrema
sinistra, o chiunque altro, pagato per diffondere spazzatura, capisci?
Rispondi a
Roberto Molinari
Esprimi la tua opinione.