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Il libro
Se non accadesse nulla, se nulla cambiasse, il tempo si
fermerebbe. Perchè il tempo non è altro che cambiamento, ed è appunto il
cambiamento ciò che noi percepiamo, non il tempo. Di fatto il tempo non
esiste.
Un saggio che arriva al cuore della fisica moderna, che solleva dubbi
sul maggiore contributo di Einstein (il continuo dello spaziotempo) ma
che propone anche una soluzione a uno dei più grandi paradossi della
scienza contemporanea: la distanza tra la fisica classica e la fisica
quantistica. Barbour sostiene che l'unificazione della relatività
generale di Einstein con la meccanica quantistica può determinare la
fine del tempo. Il tempo non avrà più un ruolo centrale nei fondamenti
della fisica. In questo testo rivoluzionario si aprono squarci
affascinanti sui misteri dell'universo: i mondi multipli, i viaggi nel
tempo, l'immortalità e, soprattutto, l'illusione del moto.
Dopo la
fine della storia e la fine della scienza (cfr. "L'Indice", 1999, n. 3)
questa volta tocca al tempo. L'idea è affascinante: il tempo non scorre,
non passa. È solo una serie di istanti singoli e autonomi (che l'autore
definisce "Adesso") che noi colleghiamo assieme e vediamo scorrere sotto
forma di "tempo". Non ci si deve meravigliare troppo della nostra
interpretazione del tempo perché - come ha dimostrato Paolo Bozzi in
Fisica ingenua - noi vediamo e interpretiamo il mondo su basi
aristoteliche: il Sole sorge e tramonta, e così via. Da un punto di
vista strettamente scientifico, nel momento in cui si riuscisse a
unificare la teoria della relatività con la meccanica quantistica il
tempo sparirebbe davvero. Ed è proprio questo che l'autore si prefigge
di dimostrare. Il testo è costruito in maniera organica, partendo da
capitoli abbastanza divulgativi, con dettagli tecnici piuttosto ridotti,
poi diventa un po' più tecnico e richiede una discreta attenzione, pur
restando sempre leggibile. Certo scegliere tra Eraclito ("tutto scorre")
e Parmenide ("l'essere è immutabile e intemporale") non è facile. Per
questo Barbour ricorre a Platone per il quale "le uniche cose reali sono
le forme o idee " e battezza "Platonia" il paese matematicamente
perfetto e il paesaggio atemporale in cui nulla cambia. "I suoi punti
sono tutti gli istanti di tempo, tutti gli Adesso; semplicemente ci
sono, una volta per tutte". Insomma, una sorta di "infiniti universi e
mondi" alla Giordano Bruno, che però è per noi difficile non collegare
assieme. Ovviamente senza tempo viene a mancare anche il moto e perfino
la storia. Si passa così da Newton a Einstein per mostrare infine come
la cosmologia quantistica - e quindi il nostro universo - sia
atemporale. Nell'epilogo la parola è lasciata ai letterati, che hanno
spesso descritto un universo senza tempo. L'ipotesi è affascinante ma,
forse perché siamo capaci di vedere il mondo solo in chiave
aristotelica, lascia un po' di perplessità.
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