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Carta dei valori del volontariato
di Don Ulisse

In questi ultimi tempi si sta parlando molto di volontariato e molta attenzione si sta ponendo sulle varie proposte a volte in maniera alquanto contraddittoria ed ambigua. Però appare chiaro che dall'ottica specifica in cui si proiettano i nuovi orientamenti dell'attività di volontariato, questa racchiude in se un forte potenziale di trasformazione sociale. Nella carta dei valori si definisce il volontario come la persona che liberamente e gratuitamente, adempiuti i propri doveri civili e di stato, si pone a disposizione della comunità, promuovendo risposte efficaci e creative ai bisogni del territorio. Il nostro ente intende definire il volontario come una persona che, ricco di una cultura alternativa, desidera proporsi con una partecipazione responsabile in campo politico, economico e sociale per dare un contributo alla realizzazione di una vera società libera, capace di far sentire al cittadino la gioia di vivere. Da quanto accennato appare quindi chiara l'ottica specifica in cui si proiettano i nuovi orientamenti del volontariato. Emergono nel campo del non profit e del terzo settore grosse discussioni ed innumerevoli ambiguità. Appare quindi chiara l'ottica specifica che deve acquisire a nostro avviso l'orientamento operativo del volontariato. Perché non pensare al volontariato quando si tratta di definire il senso della azienda non profit e delle aziende che dovrebbero inserirsi in un discorso di inquadramento sociale e solidaristico del terzo settore? L'economia oggi per tanti fattori: globalizzazione, lavoro a termine, lavoro precario, ecc. offre opportunità enormi alla speculazione, sempre crescente nella realtà sociale che da, come risultato, un sempre crescente numero di emarginati. Perché non si deve cominciare, riferendoci sempre al volontariato, a pensare ad una realtà sociale basata sulla promozione dell'impresa di gruppo autogestito, che venga a ridefinire, in maniera più valida e più rispondente alle caratteristiche solidaristiche l'azienda non profit. Analizziamo la realtà sociale resa paludosa e statica per una impressionante ignavia determinata dalla mentalità di dipendente che viene a distruggere la creatività personale e il senso di responsabilità sul piano operativo. La crisi delle aziende che si trovano a lottare sempre in maniera più eclatante per il costo della manodopera determinata il più delle volte dal menefreghismo dei dipendenti e dei prestatori d'opera (offrendo al potere economico una giustificazione per aspetti speculativi), ci pone di fronte ad un problema molto serio e preciso per una riforma del rapporto di lavoro. Se noi investissimo il volontariato della responsabilità di evidenziare l'autogestione aziendale sia a livello organizzativo del lavoro che a livello economico finanziario, compreso il rischio azienda, credo che potrebbe partire, legata al volontariato, una rivoluzione culturale che potrebbe trasformare la nostra società, costretta alla repressione per gli scompensi e le paure esistenti, in una società diversa più rispondente alle caratteristiche antropologiche dell'essere. E' indubbio che con un discorso simile scompare il fattore gratuità della prestazione del volontario, però pone sul tavolo un discorso che investe il volontario di un senso di responsabilità, di una preparazione qualificata e obiettivamente molto valida ed una occupazione a tempo pieno. Da quanto su accennato si evidenzia che il termine gratuità deve venire sostituito da abbattimento assoluto della speculazione, dalla ricerca spasmodica del guadagno e del danaro per una sostituzione con una solidarietà di gruppo che rende l'individuo disponibile ad operare con i suoi simili per una risposta di giustizia sociale che dia ad ogni essere umano il diritto alla vita. Il discorso è molto complesso, forse di difficile comprensione: però ritengo che con i tempi che corrono, con le situazioni conflittuali esistenti in tutto il mondo, determinate da chi ha tutto e da chi ha solo la possibilità di morire di stenti e di fame (il problema non riguarda una esigua minoranza, ma miliardi di persone) ritengo sia opportuno cominciare a riflettere e a pensarci.

Al punto sette della carta dei valori si asserisce che il volontariato è condivisione: ma condivisione con chi? Indubbiamente la risposta è condivisione con chi soffre e con chi ha bisogno. E' questa una risposta di carattere assistenzialistico che piace al potere economico perché dalla sua borsa, che contiene 100 miliardi, estrae un miliardo per fare la carità ma degli altri 99 che trattiene se ne serve per strangolarli. Credo da quanto affermato che dobbiamo arrivare al superamento, non dico totale dell'assistenzialismo, ma in gran parte deve essere superato per essere sostituito con precise e chiare politiche sociali che vengano ad offrire all'essere la possibilità di difendere il suo diritto alla vita. Al punto nove si afferma che il volontariato ha una funzione culturale: è giustissimo. Ma quale potenza potrebbero avere i volontari assemblati fra loro in organizzazioni con un profondo dialogo che favorisca uno sviluppo culturale e una precisa volontà socio-politica di proporsi come strumento di equità e di giustizia. Sarebbe la più grande missione che l'uomo, volontario, potrebbe compiere. Un discorso di questo genere ritengo in piena assonanza con il messaggio del Cristo che dichiarava gli esseri umani tutti fratelli e che conseguentemente toglieva al Dominus, al padrone, il diritto di vita e di morte, per difendere il suo potere economico determinato dal numero degli schiavi che possedeva. Non credo quindi che debba essere un messaggio lanciato solo al cristiano per un rinnovamento ed una riforma del codice civile. Partendo da un discorso di Papa Pacelli che richiamava l'attenzione sul ridimensionamento del concetto di Dio, per risalire al Trascendente, che avrebbe unificato tutte le fedi religiose e che sarebbe veramente divenuto salvifico per l'umanità, ritengo che il messaggio cristiano sia da proporre all'uomo. Investiamo l'individuo della responsabilità culturale di proporre una maggiore giustizia sociale solidaristica. Per me il messaggio del Cristo è principalmente questo e se il volontario lo sponsorizzasse veramente, l'uomo potrebbe guardare con speranza, fiducia e serenità al suo avvenire.

Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo
Il presidente (don Ulisse Frascali)
via 56 Martiri 79 48100 RAVENNA
tel. 0544/61083 fax: 0544/61379


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