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"PACE DA TUTTI I BALCONI!" La campagna "Pace da tutti i balconi!" ha soli cinque mesi. È nata silenziosa, con un tam tam tra le associazioni e le ong, ma ora che le bandiere cominciano a vedersi, ecco che sta sfondando il muro del silenzio dei media. Cosa è successo in questi cinque mesi per aver raggiunto il risultato straordinario di circa 130.000 bandiere (stimate per difetto), in crescita continua, vendute in tutta Italia? |
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| Il primo passo del gruppo
di coordinamento che ha creato il sito web (www.bandieredipace.org)
fu di evitare che ci fossero paternità specifiche, o leader, neanche
in Diego (di "CEM Mondialità") il suo ideatore. Il lavoro che facemmo
cercò invece di concentrarsi sugli strumenti che avrebbero permesso
a chiunque di portare avanti la campagna, in modo orizzontale ed autonomo.
Per prima cosa individuammo una segreteria centrale (i "Beati i costruttori di pace" di Padova) a cui tutti potessero fare riferimento per richiedere bandiere da tutte le parti d'Italia. Carlo di Manitese, il grafico del coordinamento, creò nelle prime 24 ore il logo ed il nome "Pace da tutti i balconi!", e dopo la prima settimana avevamo già i primi manifesti, che adesso sono in tutta Italia, raffiguranti gli amici ed i parenti di Carlo, con la bandiera alla finestra. Ricordo che Carlo in quei giorni ci disse: "Guarda che l'idea è veramente potente. Tutti coloro a cui ho chiesto di posare per le foto sono stati entusiasti, ed anche i vicini hanno voluto partecipare". L'idea, portata avanti insieme a padre Alex Zanotelli e poi con i sostenitori della campagna "Fuori l'Italia dalla guerra" (Emergency, Tavola della pace, Lilliput, Libera), prese piede nei gruppi; fu pensando a loro che creammo la sezione del sito che indicava come creare un banchetto, quali volantini stampare e come diffondere la campagna. Usufruendo dell'ospitalità del server di Lilliput e del suo webmaster (Andrea), creammo un sistema automatico per registrare l'elenco dei punti di distribuzione in Italia. Dovevamo rapidamente far circolare la voce e creare un collegamento tra chi cercava le bandiere e chi voleva distribuirle. Sarebbe stato impossibile per noi, lo sapevamo, tenere dietro ad una mappa in tutt'Italia. L'unica possibilità era che la mappa si creasse da sola. Nel mese di novembre, il sito web cominciava a ricevere centinaia di accessi al giorno (già un risultato incredibile per un sito appena nato e sconosciuto che ora viaggia sull'ordine dei 4.000 accessi quotidiani) e le adesioni cominciavano a fioccare. Il primo segnale di forza lo abbiamo capito quando comparvero adesioni di gruppi paralleli, ma non appartenenti alla società civile tradizionale, come i gruppi CentoMovimenti o gruppi animalisti. Da questi siti, che puntavano alla campagna, arrivavano molti degli accessi. Capimmo che la campagna stava sfondando. Il secondo lo vedemmo quando, nelle manifestazioni di autunno, con il tendersi della situazione internazionale, le bandiere risultarono essere un segno riconosciuto, comune a tutto il movimento e a diversi sindacati. Firenze, all'European social forum, fu ricoperta di bandiere della pace. Gli amici di Peacelink offrirono la loro disponibilità per raccogliere in un database le segnalazioni di chi appendeva la bandiera. Questo ci permise di sapere ed emozionarci. La gente da tutta Italia scriveva, raccontandoci l'entusiasmo per l'iniziativa, offrendoci aiuto, idee, e anche indicando problemi a noi sconosciuti. Fu così che cercammo un aiuto legale, per incoraggiare coloro che avevano subito pressioni intimidatorie dall'amministratore di condominio. Poi è arrivato Natale, e lì la campagna ha cominciato a volare da sola. Infatti, ancora col silenzio degli organi di stampa, è successo ciò che tutti noi speravamo ma che non osavamo credere: la gente comune, quella che internet non sa cos'è o non gli interessa, anche quella che non viene nelle piazze, la gente della periferia e dei piccoli paesi, ha cominciato ad esporsi: anziani, squadre sportive, scuole, enti locali... Le bandiere stavano uscendo dalle manifestazioni del movimento e finalmente entravano nella vita di tutti i giorni. Perché la bandiera piace? Perché è cromaticamente vincente, bella, un segnale positivo contro i segni neri e negativi della guerra. Perché è un'idea semplice, che non ha bisogno di essere spiegata. Perché veramente la maggioranza degli italiani detesta a tal punto la guerra preventiva da agire anche con un'azione che appare molto banale. A gennaio abbiamo visto l'argine rompersi. Le scorte erano esaurite in tutta Italia, gruppi si moltiplicavano, comparivano le prime interviste, i primi articoli... Le bandiere erano visibili nelle città, non si potevano più ignorare. Dopo che i primi sfondano l'argine, poi vi è l'effetto fiume in piena, passa il timore e arriva la voglia di essere presenti. Nel corso dell'ultima settimana, i soli "Beati i costruttori di pace" di Padova hanno distribuito circa 40.000 bandiere; non sappiamo (anche se ci piacerebbe) niente di preciso degli altri distributori, possiamo solo fare stime approssimative. L'onda ha toccato anche l'Ansa; quando se ne accorge l'Ansa, vuol dire che la notizia ha assunto carattere nazionale. Bene, e ora che fare? Dove andare? Per ora, il coordinamento, composto da una decina di persone, riflette e tace. La grande onda deve ancora arrivare in tutt'Italia, e siamo tutti col fiato sospeso guardando all'Irak. Perciò stiamo ancora lavorando dal basso, pensando come pubblicare le foto che ci arrivano, raccogliere le idee, preparare comunicati stampa per i giornalisti. L'onda prenderà la sua direzione, ma è troppo prematuro intuirla. In noi, rimarrà per sempre l'emozione di aver toccato cosa significhi riuscire a tessere una rete, composta di decine di migliaia di persone in tutto il paese. Sentire e leggere le storie di chi ci ha creduto, attivisti o casalinghe, insegnanti o genitori, ci ha dato l'idea di un'umanità' che non è sola e isolata come il sistema liberista ci dipinge. Abbiamo riscoperto una umanità variegata, di diverse fasce d'età, cultura e esperienza politica, unita dal disdegno per questa guerra, con la voglia di uscire dal silenzio e di entrare in azione. Abbiamo verificato ciò che per scherzo ci siamo detti inizialmente: "Voi avete le televisioni, noi abbiamo i balconi". Senza soldi, senza stampa, senza tv, senza radio, senza leader, ma solo credendoci, si può creare qualcosa di grande se si ha fede e fiducia negli uomini. Ancor più crediamo che, lavorando con costanza, un'altra pace sia possibile. |
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