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AFGANISTAN: PER CHE COSA SI COMBATTE VERAMENTE QUESTA GUERRA
Donne in Nero della Casa delle Donne di Torino

Il Sole - 24 Ore del 10 maggio del 2001 pubblicava un articolo dal titolo "Kabul, la partita per l'oro nero - Dall'Afghanistan in macerie passeranno le nuove vie del petrolio."  Nel paese si dovrebbero costruire gli oleodotti tra Asia Centrale e terminali del Sud, cioè Pakistan e India ed è a partire di qui che si spiega il Grande Gioco:

"... Gli Stati Uniti sono impegnati a tracciare gli oleodotti per bypassare la Russia ma anche la repubblica islamica dell'Iran. ... Potenze regionali come Iran, Turchia, Pakistan stanno costruendo le loro vie di collegamento con l'Asia centrale e ognuna ambisce ad essere prescelta come rotta preferenziale per i futuri oleodotti verso occidente e oriente. Anche la Cina è coinvolta ... Pechino deve mantenere la stabilità nello Xinjiang, popolato dagli stessi gruppi etnici musulmani dell'Asia Centrale, ed allo stesso tempo assicurarsi le forniture energetiche indispensabili al suo sviluppo."

Negli anni recenti l'allargamento dell'influenza degli Stati Uniti in quell'area era stato perseguito dando appoggio, armi e finanziamenti a mujaheddin e talebani ma si sono intanto aperte nuove contraddizioni, gli alleati di un tempo sono diventati nemici e così dall'inizio di ottobre gli Stati Uniti hanno iniziato a bombardare pesantemente l'Afghanistan.

La guerra viene presentata come lo strumento necessario per debellare il terrorismo e come una risposta agli attentati dell'11 settembre, la cui responsabilità viene imputata a personaggi e fazioni in passato alleati; in questo modo continua una spirale di violenza, con attori diversi che cercano di affermare il proprio predominio locale o mondiale a prezzo ulteriore di distruzioni e di morte. 
Per debellare il terrorismo non è efficace l'uso di strumenti di guerra e violenza da tutte le parti: gli stessi servizi segreti USA prevedono infatti una probabilità "del cento per cento" che i bombardamenti inducano a nuovi attacchi terribili contro persone, città, centrali nucleari, l'acqua stessa e l'aria di cui viviamo. Gli atti criminali andrebbero invece perseguiti con strumenti legali come il Tribunale Penale Internazionale, a cui gli Stati Uniti non hanno voluto aderire.

Seguire la strada del diritto e della giustizia significa anche operare perché cresca, in ogni paese e a livello mondiale, una società civile, in grado di organizzarsi politicamente con la piena partecipazione di tutte le sue componenti. Le donne afghane, rese invisibili dal burqa, vengono ora citate come uno dei motivi per cui questa guerra è legittima: ma per anni è stata ignorata la resistenza quotidiana, coraggiosa e a continuo rischio della vita, di quelle organizzazioni di donne che hanno difeso concretamente, all'interno del paese e nei campi profughi, la loro volontà di non farsi cancellare e il diritto alla dignità e all'esistenza. Noi siamo convinte che la misura di una reale ricostruzione della società afghana poggi sul riconoscimento della presenza e del lavoro politico delle donne; esse infatti
"... sono senz'altro più degne rappresentanti del popolo afghano rispetto ai signori della guerra tribali che hanno difeso le loro proprietà contro i talebani e ora vorrebbero approfittare della guerra mondiale contro il terrorismo per impadronirsi del bottino maggiore"  (Il Manifesto, 18 ottobre 2001)

Come lo stesso preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 afferma, esiste un nesso tra pace e garanzia dei diritti, così come tra violazione dei diritti e violenza: ed è perciò che si potrà avere maggiore sicurezza per tutte e per tutti soltanto se ci si sforzerà di costruire maggiore giustizia nel mondo, non invece se si asseconderà la ricerca di vantaggi economici e di potere da parte di alcuni.

                         Donne in Nero della Casa delle Donne di Torino
26.10.2001 
 

La rete delle Donne in Nero insieme ad altri gruppi promuove a fine ottobre una missione internazionale pacifista di conoscenza, informazione e solidarietà in Pakistan con lo scopo di assicurare diritto di parola e visibilità alle organizzazioni di donne che operano sul territorio sostenendole economicamente e moralmente.

 


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